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Scacco matto alla Chiesa?

Postato in catechesi - Riflessione

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Scritto da Don Giacomo Pavanello per http://www.nuoviorizzonti.org

I

n questi giorni prenatalizi, alla ricerca di un regalo intelligente, sono entrato in una delle principali librerie di Roma. Giusto all'ingresso, davanti alle casse, faceva bella vista una decina di pile di libri. Tutti i titoli erano accomunati da un minimo comun denominatore: attaccare la Chiesa.

La posizione era strategica: tutti coloro che entravano potevano vederli e magari, in attesa di pagare prima di uscire, potevano nuovamente sfogliarne qualche pagina.

Lo scopo dichiarato di queste "opere" era fare verità: inchieste giornalistiche non per fare scoop, ma per rivelare trame oscure, giochi di potere, incoerenze e falsità; gli autori si presentano come agnelli, paladini di verità e giustizia, interessati solamente a dissipare le nebbie della non conoscenza e aiutare la povera gente a sapere come stanno veramente le cose. Che gran cuore...

Sesso, potere e soldi: queste le colonne portanti.

Non mi interessa entrare ora nelle singole questioni, ma ricordare un elemento chiave, che non può essere accantonato se si sceglie di affrontare tematiche simili, che è la responsabilità personale.

Un'azienda non sfonda nel mercato grazie ai proclami e alle buone intenzioni del proprio capo o amministratore delegato, ma grazie ad una globale professionalità e serietà di tutti i suoi membri, dal primo all'ultimo.

Tornato a casa, sono entrato in cappellina, alla presenza di Gesù, e ho chiesto aiuto.

Gli ho confidato tutto il mio malessere nel vedere la Chiesa attaccata, pur se a volte l'accusa è purtroppo giusta. Ho consegnato a Gesù tutto il mio dolore nel vedere che per molti è gioco facile confondere le singole responsabilità con sintomi esteriori di una natura nascosta e criptata. Altro che sancta... Oggi si vuol far passare l'idea che la Chiesa sia solo meretrix. Fa male tutto ciò... Fa ancor più male ricevere e accogliere accuse e aver come unica risposta: "È vero, hai ragione..."

Perché, a volte, certe situazioni sono proprio indifendibili.

Che fatica Gesù nel contrastare i profeti di menzogna e alzare la voce con forza per dire come stanno veramente le cose.

Che sofferenza nel constatare che anche negli uomini di governo di questa nostra Italia le leggi sono opinabili o sconosciute e si fanno affermazioni a vanvera, vedi le leggi sui pagamenti dell'ICI.

Fare le leggi e farle rispettare non è competenza della Chiesa: perché allora tocca a noi ricordare che la legge prevede che (in linea con la nostra Costituzione) per un edificio di culto o per un asilo infantile l'ICI non si paga come non si paga se si dà vita ad un'associazione sportiva dilettantistica?

Perché tocca a noi ricordare che la Chiesa può supplire alle tante mancanze dello Stato proprio perché fiscalmente è agevolata, così da favorire chi non può permettersi di arrivare a fine mese sereno?

Perché tocca al cardinal Bagnasco dire che chi nella Chiesa ha truffato lo Stato senza pagare ciò che è lecito pagare deve essere individuato e punito?

Soprattutto, perché si deve essere obbligati a non occuparsi di quel che dobbiamo fare per mandato divino?

Gesù mio, ci stanno togliendo la possibilità di annunciare con forza che tu sei la Verità, che tu vuoi inaugurare la civiltà dell'amore e non la dittatura ecclesiastica.

E quanto alto è il rischio di perdersi in mille questioni marginali che tolgono spazio, tempo ed energie all'unico compito richiesto da te, Gesù.

Sono uscito dalla cappellina consolato, ma soprattutto illuminato da un'immagine. Continuava a venirmi in mente quel passo evangelico in cui Gesù è descritto a muso duro in salita verso Gerusalemme. Gesù sapeva quello che doveva fare e, cascasse il mondo, quello ha fatto! Amare sino alla fine.

C'è chi nella Chiesa ha sentito come un invito personale l'impegnarsi nell'apologetica, che è il prendere le difese argomentate in riferimento a questioni in cui la si attacca ingiustamente. Però per tutti c'è una chiamata, che è quella alla responsabilità.

La santità della Chiesa oggi non è regalata: è la somma delle singole santità personali.

Ho il dovere, oggi, di essere santo, nella mente, nel cuore e nelle mie azioni, così come ho il dovere di ricordare a chi mi è accanto che una sola è la strada che Dio ci chiede di percorrere, che è quella dell'Amore pieno gli uni per gli altri, volto visibile della santità.

A noi la responsabilità di una chiamata che chiede come necessaria la coerenza, e non come accessoria.

Non si può chiedere onestà se personalmente si è viscidi.

Non si può chiedere verità se si è parenti stretti della menzogna.

Non si può chiedere di impegnarsi per un mondo migliore se non si è profetici.

E chi è profetico sa lasciare il vecchio per far sbocciare il nuovo.

Impegnamoci nella sobrietà, nella coerenza, nell'onestà, nella trasparenza, nella purezza, nell'umiltà, nel servizio, nella giustizia. Forse non cambierà granché, ma di sicuro cambierà il nostro cuore e di sicuro non dovremo arrossire quando Qualcuno un giorno ci chiederà: "Hai fatto quello che avrei fatto io?"