Ritratto di Madre Teresa Spinelli
Ritratto di Madre Teresa Spinelli: Prima parte
MARIA TERESA SPINELLI
UNA GOCCIA NEL MARE DELLA CHIESA
Sr. Marta Gadaleta
MARIA TERESA SPINELLI, SPOSA RICCA DI PAZIENZA
Quando nacque a Roma, nel lontano 1789, Teresa Spinelli trovò ad accoglierla l’amore di una famiglia composta dai genitori, Michelangelo e Anna Caterina, e dai fratelli Pietro, Regina e Vincenzo. Teresa visse la sua prima infanzia in modo spensierato, circondata dall’affetto dei suoi cari. Ad un certo punto la famiglia Spinelli dovette affrontare seri problemi per le difficoltà economiche seguito al fallimento della bottega del padre, che era conciatore di pelli. Anche in quell’occasione però la famiglia affrontò unita il problema e Teresa, bambina di 11 anni, vide i fratelli e la madre sostenere compatti papà Michelangelo contribuendo con il loro lavoro all’estinzione del debito.
L’esperienza familiare di Teresa era stata quindi nel complesso positiva: amore coniugale, affetto fraterno, solidarietà nella buona e nella cattiva sorte, questi i valori che ella aveva assimilato nella sua famiglia d’origine.
Quando a sedici anni i genitori la diedero in sposa a Luigi, Teresa era certa di poter vivere nella nuova famiglia quei valori che avevano accompagnato la sua vita fino a quel momento. Luigi era invece un uomo taciturno e brusco, che Arrivò ben presto alla violenza. Non era aperto al dialogo, la sua parola era Legge. Quale differenza con la sua famiglia! Non che in casa sua fossero mancate le divergenze d’opinione tra i genitori ma la violenza, quella non si era mai vista. I suoi genitori avevano una profonda religiosità mentre il marito era un senza - Dio, un bestemmiatore inficiato d’idee rivoluzionarie, spesso anche ubriaco.
Eppure Teresa confidava fiduciosa nella possibilità che cambiasse, aiutato anche dall’amore e dalla pazienza di lei. Era suo marito e questo le era sufficiente per amarlo.
Un giorno però accadde un imprevisto: i vicini di casa, udendo le alte grida di Luigi, che colmo di vino e d’ira percuoteva la moglie, avvisarono la madre di Teresa. Quest’ultima, già stizzita per il fatto che il genero le impedisse, ormai da tempo, di vedere sua figlia, non poteva tollerare che ora ella rischiasse addirittura la vita e quindi andò prontamente a denunciarlo all’autorità competente. Fu aperta un’inchiesta e i coniugi furono temporaneamente divisi e interrogati. Alla fine del processo fu ordinato a Teresa di tornare nella casa paterna. Ella oppose i suoi doveri di sposa alla maternità cui andava incontro ma nulla poté dissuadere il vicegerente dalla sua decisione. Nel volgere di breve tempo Luigi sparì dalla circolazione, senza neppure adempiere la legge che lo obbligava alla restituzione della dote.
TERESA SPINELLI, MAMMA CORAGGIO
Teresa Spinelli aveva compiuto da pochi giorni i 17 anni quando divenne mamma di una bellissima bambina, Maria Domenica. La piccola fu subito anche la gioia dei nonni ma questa gioia era turbata dalla preoccupazione di come sostenere le enormi spese per il mantenimento della famiglia, ora accresciuta da un nuovo membro, date le precarie condizioni economiche. Per questo Teresa accettò la proposta di divenire la balia della piccola Teresa Stampa, figlia dei conti Pietro e Carolina, nata un mese dopo la sua Maria Domenica. Non parve vero a Teresa che le si offrisse l’occasione di aiutare gli anziani genitori e nello stesso tempo poter accudire anche alla propria bambina. Per un anno questo fu il suo lavoro, che adempì con un tale amore da lasciare un buon ricordo di sé presso quella nobile famiglia.
Terminato questo suo ufficio cominciò ben presto a manifestare i sintomi di una malattia che la debilitò gravemente. Il medico ordinava un cambiamento d’aria per poter recuperare le forze e la salute ma la situazione economica le rendeva impossibile attuare questa prescrizione. Finché un giorno si ripresentarono i conti Stampa chiedendole di tornare al loro servizio, questa volta come istitutrice di quella stessa bambina che aveva svezzato un paio di anni prima. Teresa Spinelli era molto combattuta tra il pensiero di dover lasciare la figlia con i genitori e la necessità di lavorare per mantenere i suoi cari. Cedendo infine alle insistenti pressioni degli Stampa, partì con loro alla volta di Ferentino (FR), e qui rimase durante gli anni della dominazione napoleonica.
Il pensiero era sempre proteso alla figlia, per lei lavorava, per garantirle un futuro. Avrebbe preferito essere a Roma, con Maria Domenica, avrebbe voluto crescerla lei piuttosto che lasciarla nelle mani di nonni troppo accondiscendenti. Poi pensava al lavoro sicuro, al mantenimento della famiglia che gravava tutto sulle sue spalle e metteva da parte i suoi desideri, pur legittimi, per affrontare i suoi doveri di figlia e di madre.
Quando tornò a Roma, all’inizio del 1816, Maria Domenica aveva da poco compiuto i 9 anni. Era una bambina sveglia e vivace, forse anche troppo per la sua età. Pochi mesi dopo il ritorno di Teresa fu Anna Caterina ad ammalarsi: una paralisi totale che la consumava con lentezza infinita. Maria Teresa si dimostrava figlia premurosa e amorevole ma la situazione della mamma le impediva di trovarsi un lavoro sufficiente a mantenere la famiglia. La sua preoccupazione principale era però la figlia che per mancanza di mezzi era destinata a non poter studiare e conseguire quell’istruzione ed educazione che la sua intelligenza le consentiva. Ormai aveva raggiunto i dodici anni, il limite massimo per poter accedere ad uno degli educandati tenuti da monache presenti nella città. Le monache agostiniane di S. Caterina dei Funari svolgevano la loro attività educativa in particolare in favore delle figlie di donne vedove o abbandonate dai mariti, mantenendo gratuitamente le fanciulle più bisognose. Ad esse si rivolse Teresa Spinelli, facendo ancora una volta violenza al suo desiderio di tenerla con sé per garantirle la necessaria istruzione. Per lei non valse mai il proverbio “Lontano dagli occhi, lontano dal cuore". Anche mentre si trovava già a Frosinone, Teresa non perse mai di vista sua figlia, sia mentre era ancora educanda in S. Caterina dei Funari, sia quando decise di monacarsi come benedettina a Veroli (FR). Quando la figlia le esternò questo desiderio, ella la tenne con sé per sei mesi, per verificarne la vocazione. Allorché infine Maria Domenica perse l’equilibrio mentale in seguito ad un forte esaurimento, la madre l’accolse nel suo convento e l’assistette per otto anni, fino a quando le spirò tra le braccia.
Seconda parte
Teresa Spinelli educatrice
L’esperienza vissuta da Teresa come istitutrice presso la famiglia Stampa ha costituito il suo "tirocinio" in preparazione alla sua futura missione di educatrice e insegnante. Alla grande necessità della società del suo tempo, Teresa Spinelli seppe rispondere con amore e competenza. Il 1° novembre 1820, raccolta in preghiera, si sentì chiamata ad adoperarsi in favore del prossimo, così come avevano fatto gli apostoli, portando il messaggio evangelico. Subito iniziò ad educare ed istruire alcune ragazze per poter garantire loro i mezzi per lavorare onestamente.
La sua sete di apostolato cresceva di giorno in giorno, fino ad esplodere nella chiamata interiore a recarsi a Frosinone. Nonostante le difficoltà che si interponevano alla realizzazione della sua vocazione, Teresa raggiunse il capoluogo della Ciociaria nel luglio 1821. Qui, dietro l’invito del Comune, aprì la prima scuola pubblica femminile, scuola che di giorno in giorno cresceva a vista d’occhio, richiedendo il continuo ampliamento dei locali.
La scuola di Teresa non era solo luogo di apprendimento del catechismo e di alcuni lavori domestici, così come richiedevano i programmi scolastici del tempo. Era occasione per una formazione globale della persona, dal punto di vista culturale e interiore. I suoi programmi scolastici all’avanguardia furono adottati anche in altre scuole femminili dei paesi limitrofi. Alla scuola si affiancava poi l’educandato che garantiva alle fanciulle che dimoravano nella scuola una formazione ancora più completa.
Per Teresa Spinelli l’istruzione e l’educazione erano alti compiti che richiedevano una solida preparazione umana e professionale. Ella prescriveva alle maestre:
"Esse saranno fedeli nel custodire le anime di tante giovani che nostro Signore ha riscattato con il suo sangue, e che dà loro in consegna come un tesoro prezioso, e per educarle, e per istruirle".
"Esse cerchino d’essere non solamente maestre alle loro scolare per istruirle, ma anche loro vere madri nel Signore, amandole con tenerezza ed educandole con dolcezza nella virtù".
terza parte
TERESA SPINELLI FONDATRICE
All’apostolato dell’educazione della gioventù si aggiunse ben presto la vocazione alla vita religiosa e alla fondazione di un nuovo Istituto. Teresa Spinelli, rispondendo alla chiamata divina, fondò il 23 settembre 1827 le Suore Agostiniane Serve di Gesù e Maria. Nel titolo assunto dalla Congregazione è significato tutto il suo programma di vita: da una parte la spiritualità agostiniana che si basa sulla centralità della comunione fraterna, dall’altra il carisma specifico del servizio concretizzato nell’attenzione ai piccoli.
La consacrazione religiosa di Teresa Spinelli non ha cancellato le precedenti vocazioni che ella aveva ricevuto ma le ha trasfigurate. Ella è divenuta così pienamente sposa, madre ed educatrice perché ha allargato i confini del suo cuore fino ad abbracciare, in Cristo, tutti gli uomini della terra. Sr. Maria Teresa Spinelli ha vissuto la sua vocazione come dono totale di sé a Cristo senza perdere di vista l’amore al prossimo. La sua vita è un cammino fatto con i piedi ben piantati sulla terra ma il cuore già proteso verso il cielo. Ella non ha voluto vivere da sola il grande dono che Dio le aveva fatto ma lo ha condiviso con le sue figlie spirituali che lungo questi 173 anni hanno mantenuto vivo nella Chiesa il germoglio nato dal seme che Teresa aveva piantato. Ed oggi questa pianta ha esteso i suoi rami in tutto il mondo, perché ovunque c’è un "piccolo" c’è Cristo da servire e amare. Le Suore Agostiniane Serve di Gesù e Maria con la loro opera vogliono trasmettere al mondo il messaggio di Teresa: "Vi lascio per mio testamento la carità".
TERESA SPINELLI
UNA DONNA SULLE ORME DI S. AGOSTINO
Nel 1827 Maria Teresa Spinelli fondò a Frosinone la Congregazione delle Suore Agostiniane Serve di Gesù e Maria. Per essere più precisi ella fondò un “conservatorio", ben presto detto "monastero" (a quel tempo si chiamavano monasteri anche i conventi di vita attiva) di suore chiamate "Serve di Gesù e Maria". Tre anni più tardi ella chiese l’aggregazione all’Ordine di S. Agostino e la ottenne nel 1831. In questo modo la denominazione completa divenne "Serve di Gesù e Maria Agostiniane" e in seguito "Agostiniane Serve di Gesù e Maria".
Se cerchiamo di indagare i motivi che l’hanno condotta a scegliere la regola e la spiritualità di S. Agostino, troviamo parecchie ipotesi che fanno riferimento a diversi momenti della vita di Teresa Spinelli. La sua casa natale si trovava nei pressi di una cappella dedicata alla (allora) beata Rita da Cascia e negli anni seguenti ha abitato anche nei pressi di S. Agostino in Campo Marzio. A Frosinone ha avuto contatto con i Padri Agostiniani Scalzi di Madonna della Neve; il Comune di Frosinone poi mise a sua disposizione un ex-convento agostiniano, rimasto vuoto in seguito alla soppressione napoleonica, perché vi aprisse una scuola pubblica. Fu qui che Teresa fondò le Serve di Gesù e Maria.
Se cerchiamo di indagare i motivi che l’hanno condotta a scegliere la regola e la spiritualità di S. Agostino, troviamo parecchie ipotesi che fanno riferimento a diversi momenti della vita di Teresa Spinelli. La sua casa natale si trovava nei pressi di una cappella dedicata alla (allora) beata Rita da Cascia e negli anni seguenti ha abitato anche nei pressi di S. Agostino in Campo Marzio. A Frosinone ha avuto contatto con i Padri Agostiniani Scalzi di Madonna della Neve; il Comune di Frosinone poi mise a sua disposizione un ex-convento agostiniano, rimasto vuoto in seguito alla soppressione napoleonica, perché vi aprisse una scuola pubblica. Fu qui che Teresa fondò le Serve di Gesù e Maria.
In realtà la Spinelli era stata, ed era, a stretto contatto anche con altre spiritualità, sia a Roma che a Frosinone: Gesuiti, Dottrinari, Missionari del Preziosissimo Sangue, Redentoristi... Come mai scelse, per sé e per le sue figlie spirituali, la spiritualità agostiniana? E perché chiese l’aggregazione all’Ordine di S. Agostino e non a quello degli Agostiniani Scalzi? Comincerò a rispondere dalla seconda domanda.
Le ipotesi sono molteplici, forse in ognuna c’è un po’ di verità. Innanzitutto l’Ordine degli Agostiniani Scalzi non ha mai avuto l’abitudine di aggregare a sé delle Congregazioni femminili. Tuttavia da sempre i Padri Agostiniani scalzi si sono prestati sotto molteplici forme all’assistenza spirituale delle consorelle, comprese naturalmente le Agostiniane Serve di Gesù e Maria. In una Cronaca delle origini della Congregazione, scritta alla fine dell’Ottocento, così si legge:
"Anche i RR. PP. Agostiniani scalzi della Madonna SS.ma della Neve, sempre si prestarono alle spirituali occorrenze dell’Istituto, e deve ricordarsi con precipua lode e venerazione il Molto Reverendo P. Raffaele di S. Margherita di Cortona, passato fin dal 1869 agli eterni riposi, che assistette per più anni il Monastero come confessore, saggio e prudente. Egli riordinò e modificò in parte le Costituzioni; egli istruì ed assoldò le nostre più antiche Consorelle in tutte le pratiche che sono proprie del religioso Istituto; egli infine tentò ogni buon mezzo perché il monastero migliorasse e progredisse nello spirito religioso e nell’esercizio della virtù".
Il motivo per cui Teresa chiese l’aggregazione all’Ordine di S. Agostino anziché a quello degli Agostiniani Scalzi può essere anche di carattere prettamente giuridico: nel 1831 gli Agostiniani Scalzi non erano ancora del tutto autonomi rispetto all’Ordine di S. Agostino, non avevano ancora un proprio Padre Generale. Dovendo fare una domanda di aggregazione, Teresa Spinelli non poteva che rivolgersi al P. Generale OSA. Tra l’altro l’Ordine di S. Agostino aveva già aggregato a sé alcune congregazioni femminili. Non è da trascurare neppure il fatto che Teresa occupava un ex-convento agostiniano, con la chiesa annessa e forse può aver semplicemente desiderato porsi in continuità con quella realtà.
Passiamo ora alla prima domanda: il motivo per cui Teresa ha scelto di abbracciare la Regola e la spiritualità di S. Agostino. Osservando il suo stile di vita e leggendo le sue lettere e le prime Costituzioni emerge con chiarezza che Teresa Spinelli aveva uno spirito agostiniano e si è trovata pertanto pienamente in sintonia con il Vescovo di Ippona e con il suo ideale di vita comune.
Teresa tra l’altro aveva portato con sé da Roma un grosso volume dal titolo "La vita del Gloriosissimo Padre Santo Agostino cavata principalmente dalle sue opere" stampato nel 1723 a cura di un Canonico regolare di S. Agostino, Don Cesare Benvenuti. Quando, dopo la fondazione della Congregazione, venne costituita la biblioteca della comunità, Teresa depennò il proprio nome e appose il numero della collocazione nella biblioteca.
Sarebbe troppo lungo prendere in considerazione tutti gli aspetti del carisma spinelliano per confrontarli con la spiritualità di S. Agostino: lo spirito di contemplazione e azione, la vita comune, la centralità dell’amore di Dio e del prossimo, la dimensione del servizio. Non possiamo nemmeno soffermarci ad esaminare il quadro che Teresa commissionò per la chiesa di S. Agostino annessa al convento: qui S. Agostino occupa il primo piano insieme a S. Teresa d’Avila, un’altra maestra l’orazione molto importante per la nostra Fondatrice.
Vorrei solo dare spazio alle parole di queste due anime infiammate dall’amore di Dio, Agostino e Teresa Spinelli. Si direbbe che l’una è eco dell’altro. L’esperienza interiore del grande vescovo di Ippona trova risonanza nel cuore della piccola maestra di Frosinone. Quindici secoli e più di mille chilometri dividono questi due personaggi eppure la sintonia del loro sentire annulla lo spazio e =l tempo.
"Ormai te solo amo, o Signore, Te solo seguo, Te solo cerco, Te solo voglio servire... " (Ag., Solil.I,5 ).
"Io voglio Dio, voglio con purità compiacerlo, voglio quello che Lui vuole, voglio per Lui vivere e morire" (T. S., Lett. 119).
"Pregate senza esitazione, c’è chi vi ascolta,: chi vi ascolta è dentro di voi. Non dovete levare gli occhi verso un determinato monte, non dovete levare lo sguardo alle stelle, al sole, alla luna... dovunque tu sia, dovunque tu preghi, è dentro di te colui che ti ascolta, dentro, nel segreto" (Ag., In Io ev. tr. 10,1).
"Amate la cara solitudine dove troverete sempre il Sommo Bene. Cercate sempre più di unirvi alla sua santa volontà. Desiderate, ma desiderate Lui solo... Dio, Dio solo e niente più" (T. S., Lett. 116).
"Dà ciò che comandi e comanda ciò che vuoi" (Conf .X,29,40).
"Se Voi non mi date, io non vi posso dare... Date, date, o mio Amore Crocifisso, che io vi darò" (T. S., Lett.27).
"Estendi il tuo amore in tutto il mondo se desideri amare Cristo perché le membra di Cristo sono su tutta la terra" (Ag., In Io. Ep. tr. 10,8).
"La vera carità non è ristretta ma diffusiva" (T. S., Lett. 118).
"Che io abbia perciò l’aiuto delle vostre preghiere così che si degni di portare con me il mio peso colui che non disdegna di portare me stesso. Quando chiedete questo nella preghiera, pregate anche per noi: infatti, questo mio peso di cui vi sto parlando che altro è se non voi stessi? Chiedetene per me le forze, così come io prego che non siate gravosi... Sorreggetemi però anche voi in modo che, secondo il precetto dell’Apostolo, portiamo l’un l’altro i nostri pesi e così adempiamo la legge di Cristo" (Ag., Disc. =40,1).
"Fido nelle vostre orazioni, dalle quali ho sempre pensato, e penso che venghino a me le tante misericordie, e perciò ve ne ringrazio, e prego il mio caro Gesù vi riempia del suo santo amore in contraccambio" (T. S., Lett. 2).
"Il motivo essenziale per cui vi siete insieme riunite è che viviate unanimi nella casa e abbiate unità di mente e di cuore protesi verso Dio. Non dite di nulla ‘ E’ mio’, ma tutti sia in comune tra voi. La superiora distribuisca a ciascuna di voi il vitto e il vestiario; non però a tutte egualmente, perché non avete tutte la medesima salute, ma ad ognuna secondo le sue necessità..." (Ag., Reg. 3-4).
"Esse viveranno tutte in comune, e lasceranno i beni della comunità a disposizione della Superiora, la quale avrà il pensiero di provvedere tutte le cose necessarie sì per il comune, come per le particolari, con carità grande, ed amore materno, facendole distribuire secondo la necessità di ciascheduna senza parzialità, o distinzione di persone" (T. S., Cost. 1827 I, III, 2).
"Nel vostro modo di procedere o di stare, in ogni vostro atteggiamento, non vi sia nulla che offenda lo sguardo altrui ma tutto sia consono al vostro stato di consacrazione.
Quando dunque vi trovate insieme in chiesa e dovunque si trovino pure uomini, proteggete a vicenda la vostra pudicizia..." (Ag., Reg. 21; 23).
"Quando saranno o all’Oratorio, o alla Chiesa per fare i loro esercizi spirituali, averanno un esteriore il più composto e devoto che sarà possibile" (I, IX, 2). "Procureranno di osservare in tutte le loro azioni esteriori un dolce ed umile contegno, fuggendo ogni fasto, ed ogn’andamento che abbia del mondano, e dell’affettato" (T. S., Cost. 1827 I, XV, 1).
"[ Chi da secolare non possedeva beni] non si monti la testa per il fatto di essere associata a chi, nel mondo, nemmeno osava avvicinare... D’altra parte, quelle che credevano di valere qualcosa nel mondo, non disdegnino le loro sorelle che sono pervenute a quella santa convivenza da uno stato di povertà. Vogliano anzi gloriarsi non della dignità di ricchi genitori, ma della convivenza con le sorelle povere... Tutte dunque vivete unanimi e concordi e, in voi, onorate reciprocamente Dio di cui siete fatte tempio" (Ag., Reg. 7-9).
"Che non vi sia tra loro alcun attacco, o affetto particolare, né alcuna sorta di avversione, o disprezzo, per non essere tutte della medesima nascita, della medesima Patria, e di eguale abilità, ma abbiano buon concetto di tutte, e ciascheduna riguardi nelle altre l’immagine del Signore, cercando di edificarsi scambievolmente ed eccitarsi all’amor di Dio" (T. S., Cost. 1827 I, XII, 1).
"Chiunque avrà offeso un’altra con insolenze o maldicenze o anche rinfacciando una colpa, si ricordi di riparare al più presto il suo atto. E a sua volta l’offesa perdoni anch’essa senza dispute" (Ag., Reg.42).
"Che se succedesse fra loro qualche rammarico o disgusto, cerchino di riconciliarsi subito senza dormirci sopra. Facciano con tutto il garbo le loro scuse: ‘Mia Sorella io vi ho rammaricato, abbiate pazienza, perdonatemi per amor di Dio’; e l’offesa le corrisponda subito con chiedere a lei perdono dell’Occasione, che dovrà supporsi averle dato" (T. S., Cost. 1827 I, XII, 6).
"Sarà compito speciale della superiora far osservare tutte queste norme; non trascuri per negligenza le eventuali inosservanze ma vi ponga rimedio con la correzione... Chi vi presiede... si offra a tutte come esempio di buone opere; moderi le turbolente, incoraggi le timide, sostenga le deboli, sia paziente con tutte. Mantenga con amore la disciplina, ne imponga il rispetto; e sebbene siano cose necessarie entrambe, tuttavia preferisca piuttosto di essere amata che temuta, riflettendo continuamente che dovrà rendere conto di voi a Dio" (Ag., Reg. 45-46).
"Il suo principal pensiero deve essere il mantenere avanti a Dio con le orazioni e santi desideri la sua comunità in fiore, ed osservanza, sforzandosi d’essere ella tale con l’esercizi delle virtù, quale desidera che siano le sue suddite... Il suo pensiero sarà di tenerle tutte unite insieme, e di cattivarsi il loro cuore per vie di rispetto, d’amore, e di dolcezza, affine di governarle in pace e con il loro utile spirituale... ella sebbene si deve guardare di correggere per animosità, e di riprendere le particolari in pubblico per errori alla comunità ignoti se non in caso recidivi, tuttavia dev’essere forte, ed efficace nello esigere l’osservanza da tutte, usando la dolcezza prima di venire all’aspro. Le pregherà in privato, e le scongiurerà a quattro occhi per amore di Dio nostro Signore ad emendarsi di qualche loro difetto, ad essere più mansuete, più umili, più dolci del loro tratto, più ubbidienti, più rispettose con le loro sorelle, più attente a loro impieghi, e con questo modo le persuaderà, le spingerà a fare i loro doveri, e saranno tutto cuore per lei." (T. S., Cost. 1827 IV,I,3;IV,II,2; IV, =V, 4).
Come si può dunque ben vedere c’è una grande sintonia spirituale tra colui che si definiva "servo dei servi di Dio" e colei che scelse per sé e per le sue figlie il titolo di "Serve di Gesù e Maria". In quest’anno giubilare, in cui noi Suore Agostiniane Serve di Gesù e Maria festeggiamo il 150° anniversario della morte di Teresa Spinelli, ci auguriamo di poter approfondire in maniera particolare la dimensione agostiniana della nostra Madre Fondatrice, aiutate, perché no, dai nostri confratelli Agostiniani Scalzi, anche per non interrompere una “sana abitudine" che, risalendo fin dagli albori della nostra Congregazione, è giunta senza interruzioni fino ai giorni nostri.
Sr. Marta Gadaleta
| < Prec. | Succ. > |
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