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23Febbraio

Mercoledì del Ceneri - 22 febbraio 2012

Omelia del Vescovo Ambrogio

Mercoledì del Ceneri - 22 febbraio 2012
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Oggi non indurite il vostro cuore ma ascoltate la voce del Signore"

Gl 2,12-18 - Sal 50 - 2Cor 5,20-6,2 - Mt 6,1-6.16-18

C

are sorelle e cari fratelli, iniziamo oggi con il sacro rito delle ceneri il tempo di Quaresima, itinerario di conversione e di rinnovamento che ci conduce alla Pasqua del Signore. Le due frasi della Bibbia che il sacerdote può pronunciare mentre pone sul nostro capo le ceneri ce ne ricordano il significato. La prima: “Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai”, tratta dal racconto della creazione del libro della Genesi, ci ricorda che siamo uomini e donne fragili e deboli e che la vita non viene da noi, ma da Dio. In un mondo che ci abitua all’orgoglio e alla prepotenza, e talvolta persino a un senso di autosufficienza e onnipotenza, come se tutto dipendesse da noi, siamo richiamati a tornare davanti a Dio per riconoscere il nostro bisogno e la nostra pochezza. Siamo tutti uomini e donne fragili, al di là delle apparenze o delle esibizioni di ciascuno. La seconda frase, “convertitevi e credete al Vangelo”, tratta dal primo capitolo del Vangelo di Marco, ci mostra che in questo tempo siamo chiamati tutti a cambiare noi stessi tornando ad ascoltare il Vangelo. Infatti ci si converte smettendo di ascoltare se stessi e imparando ad ascoltare il Signore che ci parla. Troppe volte noi sentiamo risuonare la parola di Dio, ma usciti dalla Chiesa, tutto continua come prima, le stessi abitudini, gli stessi pensieri, gli stessi sentimenti, le stesse scelte. Vedete, per questo la Quaresima è un tempo ignorato dal mondo. Tutti sono presi da se stessi e non si ha voglia di fermarsi, di pregare, soprattutto non si ha nessuna intenzione di cambiare se stessi. Maestri nel pretendere che gli altri cambino, poco cristiani nell’esigere di cambiare se stessi. Per questo le letture si aprono con la parola del profeta, che è quasi un grido: “Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male”. Cari fratelli, ritorniamo al Signore, ritorniamo a chiedere il suo perdono, per imparare da lui ad amare con larghezza. Ritorniamo con il cuore. Il Signore ci aspetta sulla porta, come aspettava quel figlio che si era allontanato da casa per godersi i beni che gli spettavano, dominato dal denaro e dal desiderio di fare da solo, senza gli altri, senza l’amore esigente di quella casa del Padre. Ma alla fine si ritrovò senza niente, triste e bisognoso di aiuto. E vedete, a Dio si ritorna con una scelta personale, che però si connette a quella degli altri. Dice il profeta: “Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti, esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo”. Il tempo di Quaresima non è tempo di isolamento, anzi il profeta ci esorta e riscoprire il senso di essere un popolo, un’assemblea riunita dal Signore, un “noi” e non tanti “io”separati e contrapposti, come spesso avviene nella vita di tutti i giorni. Potremmo a ragione dire che la Quaresima è il tempo in cui riscoprire la comunità, l’essere insieme per cantare la gioia del perdono e del ritorno a Dio. La Domenica sarà questo giorno, il giorno della comunità, in cui gustare la bellezza della comunione e dell’unità. Non cerchiamo altri tempi, non rimandiamo a momenti migliori il tempo del ritorno a Dio e dell’incontro con gli altri. “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza”, abbiamo ascoltato dall’apostolo Paolo. Il Vangelo di oggi ci aiuta a compiere questo itinerario di ritorno al Signore, indicandoci tre passi da compiere: elemosina, preghiera, digiuno. Nell’elemosina si impara la gratuità. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”, aveva detto Gesù ai discepoli. In un mondo mercato, dove vige la regola del dare per ricevere, dove si pretende sempre ma si è avari nel dare, al cristiano viene chiesto di vivere la gratuità, che diventa testimonianza dell’amore gratuito ricevuto da Dio. Sì, tutti abbiamo ricevuto gratuitamente dal Signore, perché la gratuità è la caratteristica dell’amore di Dio verso tutti, a partire dai piccoli e dai poveri, i primi beati. L’elemosina come atteggiamento di vita verso gli altri diventa particolarmente importante in questo di crisi, che rende difficile la condizione di tanti anche nella nostra terra. Essa diventa allora attenzione al bisogno, solidarietà, generosità, benevolenza, amicizia, incontro. Poi la preghiera. Gesù sottolinea la necessità di una preghiera fatta nel segreto. Questo invito non si contrappone tanto alla preghiera comune, ma indica, come nel caso dell’elemosina e del digiuno, il rifiuto di parole e gesti esteriori, fatti per essere visti e ammirati dagli altri. In una società dove l’esteriorità e l’ostentazione di sé sembrano essere diventati uno dei cardini del successo e della considerazione degli altri, l’avvertimento di Gesù ci consente di rientrare in noi stessi e di metterci davanti a lui nel segreto del nostro cuore, per ricevere da lui la ricompensa del suo perdono e del suo amore. Nel tempo di Quaresima coltiviamo il cuore mediante la preghiera assidua e la meditazione della Parola di Dio, per poterci conformare ai pensieri e ai sentimenti di Dio. Occorre perciò digiunare non solo nel cibo, ma anche da noi stessi, dall’amore per noi stessi, che ci rende malinconici e tristi. “Quando tu digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”. Cari fratelli, c’è una ricompensa per coloro che praticano l’elemosina, la preghiera e il digiuno. La ricompensa è la gioia di stare con il Signore, è il gusto della vita con gli altri, dell’amore gratuito a partire dai poveri. La ricompensa è una vita con Dio già da oggi, liberi dall’amore per se stessi. Come altre volte ho detto, la tristezza non è solo conseguenze delle difficoltà della vita, ma anche della chiusura in se stessi, dell’abitudine a guardare se stessi e a chiedere senza dare. La Quaresima ci libera per essere pronti a diffondere in un mondo spaventato ed egoista il profumo dell’amore di Dio. Vorrei augurare ad ognuno di voi, alle vostre famiglie, ai piccoli e ai grandi, ai poveri e ai ricchi, alla vostra comunità parrocchiale di gustare la gioia di questo tempo prezioso, ascoltando con fedeltà il Signore che ci parla, praticando quotidianamente elemosina, preghiera e digiuno, per ricevere il perdono di Dio e testimoniare a tutti la larghezza della sua misericordia e del suo amore.

Ambrogio Spreafico - diocesifrosinone.com

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17Febbraio

Parola di Dio del 17 febbraio 2012

http://www.parrocchiauniversitaria.it/

Parola di Dio del 17 febbraio 2012
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In quel tempo, convocata la folla insieme ai suoi discepoli, Gesù disse loro:
«Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Infatti quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita? Che cosa potrebbe dare un uomo in cambio della propria vita?
Chi si vergognerà di me e delle mie parole davanti a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell’uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo con gli angeli santi».
Diceva loro: «In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto giungere il regno di Dio nella sua potenza».

Scegliere Cristo non significa scegliere la croce, significa scegliere di seguire qualcuno che ci porta ad una via d'uscita nonostante la croce. Una vita senza Cristo è una vita di croce, senza vie d'uscita, ma solo con la compagnia del peso delle cose da vivere e d'affrontare. Per questo Gesù ci chiede di lasciare questa solitudine, di "rinnegare noi stessi", e di seguirlo. Il cristianesimo è una via d'uscita attraverso la vita, con tutte le sue croci. Senza vie d'uscita nulla varrebbe la pena. Per questo Cristo è la cosa per cui tutto vale la pena.

Written by Don Luigi Maria Epicoco, Posted in commento

22Gennaio

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

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La Liturgia di Domenica 29 Gennaio 2012
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    IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde

Antifona d'ingresso
Salvaci, Signore Dio nostro,
e raccoglici da tutti i popoli,
perché proclamiamo il tuo santo nome
e ci gloriamo della tua lode. (Sal 106,47)

Colletta
Dio grande e misericordioso,
concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l’anima
e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te...

Oppure:
O Padre, che nel Cristo tuo Figlio
ci hai dato l’unico maestro di sapienza
e il liberatore dalle potenze del male,
rendici forti nella professione della fede,
perché in parole e opere
proclamiamo la verità
e testimoniamo la beatitudine
di coloro che a te si affidano.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

PRIMA LETTURA (Dt 18,15-20)
Susciterò un profeta e gli porrò in bocca le mie parole.

Dal libro del Deuterònomio

Mosè parlò al popolo dicendo:
«Il Signore, tuo Dio, susciterà per te, in mezzo a te, tra i tuoi fratelli, un profeta pari a me. A lui darete ascolto.
Avrai così quanto hai chiesto al Signore, tuo Dio, sull’Oreb, il giorno dell’assemblea, dicendo: “Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”.
Il Signore mi rispose: “Quello che hanno detto, va bene. Io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò. Se qualcuno non ascolterà le parole che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. Ma il profeta che avrà la presunzione di dire in mio nome una cosa che io non gli ho comandato di dire, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire”».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 94)
Rit: Ascoltate oggi la voce del Signore.

Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.

Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.

Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».

SECONDA LETTURA (1Cor 7,32-35)
La vergine si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Fratelli, io vorrei che foste senza preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso!
Così la donna non sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del mondo, come possa piacere al marito.
Questo lo dico per il vostro bene: non per gettarvi un laccio, ma perché vi comportiate degnamente e restiate fedeli al Signore, senza deviazioni.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Mt 4, 16)
Alleluia, alleluia.
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta.
Alleluia.

VANGELO (Mc 1,21-28)
Insegnava loro come uno che ha autorità.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Gesù è venuto a portare la sua Parola, insegnando con autorità. Preghiamo perché ci aiuti a non chiudere il nostro cuore all'ascolto, anche quando il suo messaggio è impegnativo.
Preghiamo insieme dicendo: Ascoltaci, o Signore!

1. Per la Chiesa nel mondo intero: trasmetta con fedeltà e coraggio a tutti gli uomini la Parola di salvezza, preghiamo.
2. Per coloro che vivono il ministero della Parola: si preparino con cura a leggere e meditare la Bibbia e la trasmettano con entusiasmo e sapienza, preghiamo.
3. Per chi è sposato e per chi è celibe: in ogni stato di vita si sappia vivere con animo indiviso l'amore di Dio, senza disimpegni o distrazioni, preghiamo.
4. Per tutti coloro che vivono il sacramento del matrimonio: sappiano rendere grazie per il dono ricevuto e lo alimentino di giorno in giorno, preghiamo.
5. Per la nostra comunità cristiana: la condivisione dell'unico pane eucaristico ci spinga a portare a tutti il messaggio profetico di pace e di liberazione dal male, preghiamo.

Padre, Dio potente e misericordioso, metti a tacere le potenze del male che si agitano nel mondo e donaci un cuore attento e pronto ad ascoltare la voce di Gesù, tuo Figlio e nostro fratello e Signore. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Preghiera sulle offerte
Accogli con bontà, o Signore, questi doni
che noi, tuo popolo santo, deponiamo sull’altare,
e trasformali in sacramento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona di comunione
Fa’ risplendere sul tuo servo la luce del tuo volto,
e salvami per la tua misericordia.
Che io non resti confuso,
Signore, perché ti ho invocato. (Sal 31,17-18)

Oppure:
“Io so chi tu sei, Gesù Nazareno:
il santo di Dio”. (cf. Mc 1,24)

Preghiera dopo la comunione
O Dio, che ci hai nutriti alla tua mensa,
fa’ che per la forza di questo sacramento,
sorgente inesauribile di salvezza,
la vera fede si estenda sino ai confini della terra.
Per Cristo nostro Signore.

Commento
Gesù inizia il suo ministero annunciando il vangelo del regno di Dio (Mc 1,15). Si ha un regno quando c’è un popolo governato da un’autorità sovrana che esercita il suo potere per mezzo della legge.
Dio è Santo ed esercita il suo dominio per mezzo della potenza dello Spirito Santo; la sua unica legge è l’amore. Vive nel regno di Dio chi, nella libertà dell’amore, si sottomette all’azione potente del suo Spirito che “è Signore e dà la vita”. Adamo ed Eva con il peccato si sono ribellati a Dio sottraendosi alla sua sovranità, ed a causa loro tutti gli uomini sono stati costituiti peccatori (Rm 5,12) per cui “giacciono sotto il potere del Maligno” (1Gv 5,15), il quale regna sull’uomo con la forza della menzogna e con la legge del peccato.
Gesù Cristo, nuovo Adamo, sottomesso al Padre con una obbedienza spinta fino alla morte di croce (Fil 2,8), ripieno di Spirito Santo e rivestito di potenza dall’alto al battesimo del Giordano, inizia la sua missione instaurando il regno di Dio con autorità. I demoni si sottomettono a lui, manifestando così che il loro potere sull’uomo ormai volge al termine e che il regno di Dio è entrato nel mondo. La parola di Gesù, al contrario di quella degli altri maestri del tempo, non tende a diffondere delle opinioni dottrinali, chiama invece gli uomini all’obbedienza a lui (1Pt 1,2) per mezzo della fede(cf. Rm 1,5; 6,16-17), la pratica dei suoi comandamenti(Gv 14,21) e la guida del suo Santo Spirito. Oggi è compito della Chiesa, cioè di ogni cristiano, far arrivare il regno di Dio ad ogni uomo su questa terra.

Commento di don Luigi Maria Epicoco

"Sei venuto a rovinarci?"...C'è dentro di noi una porzione di male che cerca continuamente di stare lontana da Gesù. C'è una parte di noi che sa benissimo che prendere sul serio Gesù, la fede in Lui, la Sua Parola, il Suo rapporto con noi, porterebbe a un capovolgimento radicale della nostra esistenza. Così ce ne stiamo lontani, a quella distanza di sicurezza in cui teniamo a posto la coscienza dicendo: "Sappiamo chi tu sei: il Santo di Dio"; ma allo stesso tempo rendiamo innocua la Sua presenza cercando di nasconderci il più possibile. E solitamente come avviene questo nascondimento? Avviene soffocando le domande serie che ci portiamo dentro. Che voglio? Chi sono? Che senso ha quello che sto vivendo? Dove sto andando? Sarò felice? Come?... Il Vangelo di oggi ci racconta di un attrazione immensa nei confronti di Gesù. Si rimane colpiti dal Suo insegnamento, dalla sua autorevolezza, dalla Sua efficacia. E allo stesso tempo c'è la fuga. La paura di cambiare. Il convincimento che non siamo mai abbastanza bravi e capaci per reggere una vita diversa da quella che mediocramente stiamo vivendo ora. Ma il Vangelo di oggi non interpreta solo la nostra condizione, ci dice di più. Ci dice che Gesù non rimane solo a guardare questa lotta di attrazione e fuga. Lui parla: "Taci! Esci da lui". Egli mette a tacere le paure, lo scoraggiamento, la depressione, lo smarimento, la confusione. Manda a casa tutto ciò che paralizza la nostra vita, tutto ciò che la tiene immobilizzata dentro pochi metri quadri di esistenza. E, seppur con fatica, torniamo ad essere liberi: "...e lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui". Da quell'istante in poi noi non solo abbiamo riacquistato libertà di movimento, ma diventiamo anche sana propaganda per Lui. La nostra vita è l'unica predica che il mondo accetta. L'unica predica efficace: "tutti furono presi da timore...la sua fama si diffuse subito dovunque...".

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15Gennaio

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)

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LA LITURGIA DEL GIORNO
www.lachiesa.it/liturgia

La Liturgia di Domenica 22 Gennaio 2012
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    III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)
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Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde

Antifona d'ingresso
Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore da tutta la terra;
splendore e maestà dinanzi a lui,
potenza e bellezza nel suo santuario. (Sal 96,1.6)

Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
guida i nostri atti secondo la tua volontà,
perché nel nome del tuo diletto Figlio
portiamo frutti generosi di opere buone.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...

Oppure:
O Padre, che nel tuo Figlio
ci hai dato la pienezza della tua parola e del tuo dono,
fa’ che sentiamo l’urgenza di convertirci a te
e di aderire con tutta l’anima al Vangelo,
perché la nostra vita
annunzi anche ai dubbiosi e ai lontani
l’unico Salvatore, Gesù Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te...

PRIMA LETTURA (Gn 3,1-5.10)
I Niniviti si convertirono dalla loro condotta malvagia.

Dal libro del profeta Giona

Fu rivolta a Giona questa parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Giona si alzò e andò a Nìnive secondo la parola del Signore.
Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta».
I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli.
Dio vide le loro opere, che cioè si erano convertiti dalla loro condotta malvagia, e Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece.

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE (Sal 24)
Rit: Fammi conoscere, Signore, le tue vie.

Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza.

Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.

Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.

SECONDA LETTURA (1Cor 7,29-31)
Passa la figura di questo mondo.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi

Questo vi dico, fratelli: il tempo si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; quelli che piangono, come se non piangessero; quelli che gioiscono, come se non gioissero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano i beni del mondo, come se non li usassero pienamente: passa infatti la figura di questo mondo!

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Mc 1, 15)
Alleluia, alleluia.
Il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete nel Vangelo.
Alleluia.

VANGELO (Mc 1,14-20)
Convertitevi e credete al Vangelo.

+ Dal Vangelo secondo Marco

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
Fratelli e sorelle, il Signore è luce e salvezza per la nostra vita. Per l'intercessione di san Paolo, rivolgiamogli in comunione di fede le nostre suppliche.
Lo invochiamo dicendo: Padre, converti i nostri cuori!

1. Perché possiamo accogliere con docilità la Parola di Cristo tuo Figlio.
2. Perché nel mondo trionfi il bene sul male.
3. Perché gli uomini accolgano il messaggio di pace del Vangelo.
4. Perché le Chiese cristiane sappiano superare le divisioni ancora presenti.
5. Perché nelle famiglie si superino le fratture, attraverso una disponibilità al perdono reciproco.
6. Perché tutti i cristiani rispondano con docilità e prontezza alla propria vocazione.

O Dio, Padre di ogni uomo, giuda i nostri passi con la luce della tua Parola, e fa' che, uniti nel vincolo del tuo amore, accogliamo il tuo invito alla conversione e alla concordia. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Accogli i nostri doni, Padre misericordioso,
e consacrali con la potenza del tuo Spirito,
perché diventino per noi sacramento di salvezza.
Per Cristo nostro Signore.

Antifona di comunione
Guardate al Signore e sarete raggianti,
e il vostro volto non sarà confuso. (Sal 34,6)

Oppure:
“Io sono la luce del mondo”,
dice il Signore; “chi segue me,
non cammina nelle tenebre,
ma avrà la luce della vita”. (Gv 8,12)

Oppure:
“Il regno di Dio è vicino;
convertitevi e credete al Vangelo”. (Mc 1,15)

Preghiera dopo la comunione
O Dio, che in questi santi misteri
ci hai nutriti col corpo e sangue del tuo Figlio,
fa’ che ci rallegriamo sempre del tuo dono,
sorgente inesauribile di vita nuova.
Per Cristo nostro Signore.

Commento
Nel Vangelo di Marco è la prima predica di Gesù.
È brevissima, ma offre una sintesi felicissima dei temi fondamentali di tutta la sua predicazione: il compimento del tempo, il regno di Dio, la conversione, la fede al vangelo. Poi vi è la chiamata dei primi discepoli: è il paradigma concreto di ogni sequela.
Ci sono due indicativi teologici che sono la ragione dei due successivi imperativi antropologici: è suonata l’ora messianica, l’attesa è finita poiché il regno di Dio si è fatto vicino, è ormai presente nella storia, perciò non è più possibile rimandare la decisione, occorre convertirsi, cambiare cioè la testa e la direzione del cammino passando a credere al vangelo.
Conversione e fede non sono due azioni che si succedono, ma due momenti del medesimo movimento: quello negativo del distacco, quello positivo di fondare la vita sul vangelo, cioè credere, mettendosi a seguire Gesù, appunto come Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni.
Vangelo è il termine greco che significa lieta notizia nuova, e una bella notizia evidentemente porta gioia. Il regno di Dio è l’espressione riassuntiva di tutta la gioia. Gesù è questo regno arrivato: la gioia è qui a portata di mano. Chi decide di seguire Gesù è sicuro di arrivarci anche lui.

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15Gennaio

Seconda Domenica del Tempo Ordinario - 15 gennaio 2012

Angelus del Santo Padre

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Cari fratelli e sorelle!

Nelle Letture bibliche di questa domenica – la seconda del Tempo Ordinario – emerge il tema della vocazione: nel Vangelo è la chiamata dei primi discepoli da parte di Gesù; nella prima Lettura è la chiamata del profeta Samuele. In entrambi i racconti risalta l’importanza della figura che svolge il ruolo di mediatore, aiutando le persone chiamate a riconoscere la voce di Dio e a seguirla. Nel caso di Samuele, si tratta di Eli, sacerdote del tempio di Silo, dove era custodita anticamente l’arca dell’alleanza, prima di essere trasportata a Gerusalemme. Una notte Samuele, che era ancora un ragazzo e fin da piccolo viveva al servizio del tempio, per tre volte di seguito si sentì chiamare nel sonno e corse da Eli. Ma non era lui a chiamarlo. Alla terza volta Eli capì, e disse a Samuele: Se ti chiamerà ancora, rispondi: “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta” (1 Sam3,9). Così avvenne, e da allora in poi Samuele imparò a riconoscere le parole di Dio e divenne il suo fedele profeta. Nel caso dei discepoli di Gesù, la figura mediatrice è quella di Giovanni Battista. In effetti, Giovanni aveva una vasta cerchia di discepoli, e tra questi vi erano anche le due coppie di fratelli Simone e Andrea, Giovanni e Giacomo, pescatori della Galilea. Proprio a due di questi il Battista indicò Gesù, il giorno dopo il suo battesimo nel fiume Giordano. Lo indicò loro dicendo: “Ecco l’agnello di Dio!” (Gv 1,36), che equivaleva a dire: Ecco il Messia. E quei due seguirono Gesù, rimasero a lungo con Lui e si convinsero che era veramente il Cristo. Subito lo dissero agli altri, e così si formò il primo nucleo di quello che sarebbe diventato il collegio degli Apostoli. Alla luce di questi due testi, vorrei sottolineare il ruolo decisivo della guida spirituale nel cammino di fede e, in particolare, nella risposta alla vocazione di speciale consacrazione per il servizio di Dio e del suo popolo. Già la stessa fede cristiana, di per sé, presuppone l’annuncio e la testimonianza: infatti essa consiste nell’adesione alla buona notizia che Gesù di Nazaret è morto e risorto, che è Dio. E così anche la chiamata a seguire Gesù più da vicino, rinunciando a formare una propria famiglia per dedicarsi alla grande famiglia della Chiesa, passa normalmente attraverso la testimonianza e la proposta di un “fratello maggiore”, di solito un sacerdote. Questo senza dimenticare il ruolo fondamentale dei genitori, che con la loro fede genuina e gioiosa e il loro amore coniugale mostrano ai figli che è bello ed è possibile costruire tutta la vita sull’amore di Dio.

Cari amici, preghiamo la Vergine Maria per tutti gli educatori, specialmente i sacerdoti e i genitori, perché abbiano piena consapevolezza dell’importanza del loro ruolo spirituale, per favorire nei giovani, oltre alla crescita umana, la risposta alla chiamata di Dio, a dire: “Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta”.

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08Gennaio

Festa del Battesimo di Gesù - 8 gennaio 2012

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Festa del Battesimo di Gesù - 8 gennaio 2012
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I

n quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» C’è un salto temporale lunghissimo che separa il Natale dalla giornata sulle sponde del fiume Giordano descritta nel vangelo di oggi. Eppure questi due eventi separati da una trentina d’anni sono strettamente collegati tra di loro.
Questo collegamento è nella rivelazione pubblica che dal cielo discende su Gesù mentre è battezzato in quelle acque come un peccatore qualunque. E’ li che inizia la sua salita verso Gerusalemme, verso il calvario, verso la croce. E’ proprio da quelle acque sporche dei peccati di tutti coloro che si erano fatti battezzare da Giovanni il Battista che Gesù inizia il suo ministero pubblico. Ma egli ha qualcosa che lo rende diverso da tutti. Egli ha addosso un segreto che col tempo sarà compreso da tutto il mondo. E questo segreto non è un super potere, nè un ragionamento convincente, nè un miracolo sensazionale da lasciar tutti a bocca aperta. Questo segreto è nelle parole del Padre:«Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento». Gesù è forte perchè si sente amato. La forza di Gesù sta nel fatto che il Padre lo ama, si fida di Lui. Non basta che Egli ami se stesso, che sia intelligente, che abbia una buona salute, che sappia cosa fare anche nelle situazioni più difficili. L’unica cosa che farà rimanere Gesù protagonista della sua storia è questo Amore del Padre che si sente addosso. Senza l’amore non riusciamo nemmeno ad alzarci dal letto la mattina. Se non ci sentiamo amati tutto diventa pesante, impossibile, impraticabile, grigio, triste. L’amore è quella “benzina” che alimenta il viaggio della nostra vita. E questo Amore è contemporaneamente verticale ed orizzontale. Orizzontale perchè questo amore è fatto da chi ci sta intorno, da chi vive e condivide con noi la nostra vita. Ma è anche e sopratutto verticale perchè viene direttamente da Dio e passa attraverso quella vita concreta ma così trasparente che è la vita spirituale. Se dalla preghiera, dai sacramenti, dalla messa, dalla lettura della parola di Dio, dall’adorazione, e da ogni altra cosa che riguarda la nostra fede noi non usciamo con addosso questo amore, allora c’è qualcosa che non funziona. L’amore non ti coccola sempre. Chi ti ama a volte di consola, a volte di rimprovera, a volte di aiuta, a volte ti corregge, ma certamente non ti lascia mai veramente solo. E anche quando senti di esserlo, il solo ricordo ti da la forza di osare comunque (come capitò a Gesù nel Getsemani e sulla croce). Ma il vero problema sta nel trovare veramente questo amore. Per sentirsi amati bisogna fondamentalmente amare. Solo in questo dare, pian piano cominciamo anche a ricevere. Se aspettiamo di ricevere per poi dare, passeremo tutta la vita a mollo nelle acque del Giordano. Se vuoi ricevere qualcosa devi darla per primo. Questa consuetudine, questa “buona abitudine”, che i filosofi chiamavano “virtù” (forza), è l’inizio del sentirsi davvero amati. Gesù da tutto se stesso, per questo cresce in Lui il sentirsi una sola cosa con il Padre. E questo sentirsi una sola cosa con il Padre diventa anche il motivo per continuare a dare totalmente se stesso.

Andare alle radici del nostro battesimo significa riscoprire che sotto sotto, perchè tutto funzioni, c’è bisogno dell’amore. Il resto ne è solo una conseguenza…

la vignetta è di don Giovanni Berti

Written by Don Luigi Maria Epicoco, Posted in commento

06Gennaio

Solennità dell'Epifania - 6 gennaio 2012

I cieli narrano la gloria di Dio e il firmamento annunzia l'opera sua (dal salmo 18)

Solennità dell'Epifania - 6 gennaio 2012
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N

ato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”». Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo». Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Diciamoci la verità, Erode risulta molto antipatico, e forse in previsione di questo si portava il cognome di Antipa...ma al di là della battuta, la figura di Erode emerge come il primo antagonista di Cristo sulla terra, e il Vangelo lo sottolinea con questa espressione: "All'udire questo,il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme". La venuta di Gesù turba Erode e la maggior parte della gente di Gerusalemme. Perchè? Erode considera Gesù un antagonista, un avversario, qualcuno che è venuto a rovinargli i piani. Ma la verità è che c'è un po di Erode in tutti noi. Quante volte siamo anche noi convinti che Dio rovini i piani della nostra vita, che stravolga le nostre aspettative, che scelga per noi percorsi che non vorremmo fare. Così o ci arrabbiamo con Lui oppure assumiamo un atteggiamento servile, simile a chi vuole imbonirsi chi ha il coltello dalla parte del manico. C'è una distanza abissale tra l'atteggiamento dei Magi e quello degli abitanti di Gerusalemme. I magi, guidati da questa stella, si mettono in cammino da lontano per cercare Gesù; Erode e gli abitanti di Gerusalemme che hanno Gesù nel contado fanno di tutto per sbarazzarsi di Lui. Non dimentichiamoci che lo stesso Erode per sicurezza farà uccidere tutti i bambini sotto i due anni nella zona indicata dai Magi. Dentro di noi ci sono come due anime: una che vuole trovare un senso, e una che ha paura che quel senso rovini le aspettative che ci siamo disegnate dentro la nostra testa. Dentro di noi ci sono carovane di Magi ed Erodi che tirano ora da una parte, ora dall'altra. Credere significa scegliere da quale parte stare. Credere significa prendere sul serio la stella sopra la nostra testa oppure oscurarla, nasconderla, negarla. E la stella non è una cosa astratta, per noi cristiani la stella è la Parola di Dio. Mai come in questo periodo mi accorgo che se non prendiamo sul serio questa stella dentro la nostra vita non arriveremo mai a Gesù. Solo seguendo le coordinate di questa Parola che risplende sulla nostra testa arriveremo davanti a un senso del vivere, davanti a Cristo. Il viaggio dei Magi non è un viaggio mentale, è un viaggio esistenziale, fatto di cose pratiche. Il nostro cristianesimo ha perso la praticità. Noi preferiamo rimanere comodi a casa a tramare contro Cristo e convincendoci che il meglio per noi è ciò che abbiamo stabilito da soli nel nostro delirio di onnipotenza. La festa di oggi ci ricorda che la fede è un viaggio. Che la fede esige decidere da quale parte stare. Che la fede è prendere "praticamente" sul serio un metodo che ha come scopo condurci "realmente" davanti a Cristo. E perchè dovremmo farlo? Perchè davanti a Lui finalmente capiremo qualcosa di noi stessi. Noi cerchiamo Lui per trovare noi stessi. Amiamo Lui per imparare l'amore vero verso noi stessi. Lavoriamo per la Sua volontà per costruire in realtà la nostra felicità, e dare un volto al nostro destino.

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02Gennaio

Solennità di Maria Santissima Madre di Dio - 1 gennaio 2012

Solennità di Maria Madre di Dio

Solennità di Maria Santissima Madre di Dio - 1 gennaio 2012
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I

n quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

L'inizio dell'anno ha come ricorrenza liturgica la Festa della "Madre di Dio". Maria è il dettaglio dentro cui il Tutto si è raccolto. Maria è ciò che rende la venuta di Gesù non una cosa astratta ma una cosa accaduta, verificabile, presente. E il Vangelo di oggi ha tantissime sfaccettature in riferimento anche a Lei. Ma vorrei sottolineare solo qualche aspetto. Il primo aspetto è quello dei pastori che "andarono senza indugio e trovarono". I Pastori attuano un programma che noi forse abbiamo abbandonato da tempo. Si mettono a cercare Gesù e Lo trovano alla fine di questa ricerca. Mi domando se noi continuiamo a cercare Gesù nelle nostre famiglie, nei nostri rapporti, nei nostri posti di lavoro, nelle nostre case, nella nostra umanità. Perchè non trovare Gesù equivale a non trovare nessun valido motivo per cui qualcosa vale davvero la pena. Il cristianesimo riabilita le "ricerche", anzi impone la ricerca come mezzo per "trovare". E Maria ne è l'esempio più bello, infatti il Vangelo sottolinea questa espressione: " Maria da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore". Maria ci insegna che Dio non è "immediato" è "mediato", ha bisogno che noi guardiamo dentro le cose per trovarlo, non in superficie. Recuperare in quest'anno nuovo una dimensione spirituale non significa mandare a memoria altre preghiere ma imparare a guardare dentro le cose, attraverso la vita spirituale, il silenzio, l'ascolto, la profondità. Il Signore non ci vuole bigotti ma capaci di trovarlo dentro ciò che viviamo. E come ogni attività che si rispetti, anche la vita spirituale ha bisogno di esercizio e di allenamento costante.

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21Dicembre

Prepariamoci al Natale con la Parola di Dio - 21 dicembre 2011

Prepariamoci al Natale con la Parola di Dio - 21 dicembre 2011
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In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Dopo che Maria pronuncia il suo Si, il vangelo registra un suo silenzio. E' il silenzio di chi non trova le parole per raccontare anche a se stessa ciò che le sta accadendo. Ci sono cose nella vita che ti rimangono bloccate dentro e non trovi le parole per sturare la mente e il cuore dalle indigestioni di gioia, di dolore o di amore. Elisabetta è colei che aiuta Maria a fare questa operazione. Elisabetta presta a Maria le parole che le mancano. Sono sempre le persone che ci vogliono veramente bene ad aiutarci ad interpretare correttamente quello che viviamo. Senza queste persone la vita rimane indigesta. Maria, dopo queste parole pronuncerà tutto d'un fiato il "Magnificat", uno degli inni più belli di tutto il Nuovo testamento. Un groviglio di parole che raccontano la sua storia mescolata alla grande Storia della salvezza. Auguro a me stesso e agli altri di poter un giorno anche noi pronunciare i nostri Magnificat...dopo aver incontrato qualche indispensabile Elisabetta.

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18Dicembre

Quarta Domenica di Avvento B - 18 dicembre 2011

i turbamenti di Maria - Scampoli d'omelia nella IV domenica d'avvento - http://www.parrocchiauniversitaria.it

Quarta Domenica di Avvento B - 18 dicembre 2011
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I

n quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Q

uesto consumatissimo passo del Vangelo dell'annunciazione, è tra le pagine più belle del Vangelo. Tante postazioni di visuale troviamo al suo interno, tanti spunti di riflessioni, tanti paesaggi di bellezza. Ma oggi vorrei soffermarmi sul turbamento di Maria. Questa donna riceve da Dio un annuncio che comincia con la parola "Kaire", che significa "gioisci, rallegrati, sii felice...", ma la prima reazione a questo annuncio è un turbamento. Mi permetto di usare Maria per fare un elenco dei motivi per cui molto spesso invece della "gioia" nella nostra vita c'è il "turbamento", la "paura".

1. La vita a volte c'ha dato così tante fregature, che quando arriva qualcosa di bello diciamo a noi stessi che non è vera, non è reale, e che prima o poi si rivelerà con la sua porzione di sofferenza.

2. Ci siamo convinti che la felicità non esiste e ogni volta che abbiamo creduto alla felicità siamo stati male. Così ogni volta che ci viene proposta una strada che conduce alla felicità noi abbiamo paura in partenza.

3. Ci sentiamo sproporzionati rispetto alle cose che dobbiamo vivere. Ci domandiamo spesso chi ci darà la forza, la costanza, la capacità di affrontare le cose che ci vengono proposte e ciò ci crea ansia, che altro non è che un sinonimo della paura.

4. Pensiamo che Dio lavori contro di noi, snobbando i nostri desideri, così quando la Sua volontà si manifesta a noi attraverso le cose che viviamo pensiamo che ci stia privando di noi stessi e della possibilità di realizzarci, dimenticandoci che Lui è l'unico che conosce veramente i nostrid desideri più profondi, ed è l'unico che li prende sul serio.

La scelta, proposta nel Vangelo di oggi è radicale: o la gioia o la paura. Maria sceglie la gioia, ma scegliere la gioia significa rischiare, significa soffrire per averla, significa affrontare tanti imprevisti. Ma la "gioia" è l'unica cosa che vale la pena, l'unica cosa che ci fa sentire vivi. La gioia non è un sentimento ma la meta di un cammino non facile. Scegleire la paura singifica scegliere i nostri calcoli, le nostre insicurezze, le nostre depressioni. Esse hanno più argomenti a favore ma non conducono a nessuna parte se non a una "mezza vita", a una vita arrancata, accontentata, frustrata, mediocre.

Non possiamo preparci al Natale senza decidere di cosa vogliamo fidarci: di Dio che attraverso la realtà ci porta annunci di gioia (seppelliti anche sotto problemi e imprevisti), o alle nostre paure che per difenderci dal dolore e dalla sofferenza alla fine ci difendono dal vivere e ci costringono a sopravvivere.

Maria rischia. Maria dice si alla realtà che c'ha davanti...per questo "tutte le generazioni la diranno beata". E noi? A cosa stiamo dicendo si? Alla vita o alla paura della vita?

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11Dicembre

Terza Domenica di Avvento B - 11 dicembre 2011

domenica gaudete

Terza Domenica di Avvento B - 11 dicembre 2011
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 Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,6-8.19-28 

V

enne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. 

Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. 

Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce. 

E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». 

Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo». 

Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No». 

Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 

Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia». 

Essi erano stati mandati da parte dei farisei. 

Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 

Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 

uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo». 

Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando. 

Parola del Signore 

Meditazione del giorno, San Gregorio Magno (circa 540-604), papa, dottore della Chiesa -   «In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me»   "Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete». Non è con lo spirito, ma con l'acqua che Giovanni battezza. Impotente a perdonare i peccati, lava con l'acqua il corpo dei battezzati, ma non lava lo spirito col perdono. Allora perché battezza, se non può rimettere i peccati col suo battesimo? Perché, se non per restare nel ruolo di precursore? Nascendo aveva preceduto il Signore che stava per nascere e, allo stesso modo, battezzando precedeva il Signore che stava per battezzare. Precursore di Cristo con la predicazione, lo diventava parimenti amministrando un battesimo ad immagine del sacramento a venire. Giovanni ha annunciato un mistero quando ha dichiarato che Cristo era in mezzo agli uomini e che non era da loro conosciuto, poiché il Signore, mostrandosi nella carne, era visibile nel corpo, ma invisibile nella sua maestà. E Giovanni aggiunge: «Colui che viene dopo di me mi è passato avanti» (Gv 1,15)...; spiega il motivo della superiorità di Cristo precisando: «Perché era prima di me», come per dire esplicitamente: «Se è più forte di me, benché sia nato dopo di me, è perché il tempo della nascita non lo chiude entro dei limiti. Nato da una madre nel tempo, è stato generato dal Padre fuori del tempo». Giovanni manifesta l'umile rispetto che gli deve continuando: «Io non son degno di sciogliere il legaccio del suo sandalo». Tradizionalmente, presso gli antichi, se qualcuno rifiutava di sposare una giovane che gli era stata promessa, scioglieva il sandalo a colui che veniva designato sposo. Cristo non si è forse manifestato come Sposo della santa Chiesa? ... Ma poiché la gente ha pensato che Giovanni fosse Cristo – cosa che Giovanni nega – egli si dichiara indegno di sciogliere il legaccio del suo sandalo. E' come se dicesse chiaramente...: «Non mi attribuisco erroneamente il nome di sposo» (cfr Gv 3,29).

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03Dicembre

Seconda Domenica di Avvento B - 4 dicembre 2011

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+ Dal Vangelo secondo Marco (1, 1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

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27Novembre

Prima Domenica di Avvento B - 27 novembre 2011

Portieri a tempo pieno © http://www.parrocchiauniversitaria.it

Prima Domenica di Avvento B - 27 novembre 2011
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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.
Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Il Vangelo di oggi non ha bisogno di grandi spiegazioni. Ripete così tante volte il succo della questione che è quasi impossibile non ricordarsi di "rimanere svegli" perchè certe volte ci assopiamo con la vita. Ma permettetemi di lasciare una piccola suggestione che mi è sembrata bellissima. Ad un certo punto del discorso Gesù dice: "...ha ordinato al portiere di vegliare". Credo che questa espressione sia tra le più belle definizioni del cristiano. Il cristiano è un portiere che non deve addormentarsi. Cioè è uno che per vocazione sta vicino alla porta, vicino agli ingressi e alle uscite, vicino a quel luogo dove tutti passano, e ha gli occhi aperti affinchè tutto sia a posto nel grande condominio della storia. Più di tutti gli altri deve avere gli occhi aperti affinchè non entrino malintenzionati, ladri, imbroglioni. Sta attento a togliere ogni foglia secca, e ogni cartaccia che il vento spinge nell'atrio. E giorno e notte è a disposizione di ogni problema che ha qualsiasi inquilino. In pratica si è cristiani non per se stessi, ma principalmente per gli altri. Il Signore c'ha dato la fede come un posto di lavoro. L'utilità della fede non la si vede tanto quando la esercitiamo nella solitudine, ma quando diventa servizio agli altri, responsabilità nei confronti della storia. Ognuno di noi dovrebbe domandarsi: "perchè ho la fede?" "Di chi mi dovrei occupare attraverso questo dono?". "Qual'è il mio condominio?" "Chi sono gli inquilini affidati alle mie cure?" Ci accorgeremo ad un tratto che nostra moglie, nostro marito, i nostri figli, i nostri colleghi, i nostri vicini di casa, quella situazione, quel problema, non sono casuali, ma sono solo un grande condominio in cui il Signore c'ha messo a guardia, a lavoro. La fede la si capisce solo quando la si usa per gli altri. E noi a nostra volta siamo affidati alle cure di qualcun'altro. "Gli uni gli altri"! Questa è la parola d'ordine. "Ognuno per se stesso" è la parola d'ordine del mondo... Ma un portiere addormentato non è utile...è persino pericoloso.

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19Novembre

Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo

Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo
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I

n quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

 

Tutto andrà a a finire davanti al "trono della sua gloria" così come il Vangelo di oggi ci racconta. Che tradotto significa che alla fine della storia (e anche della nostra) saremo condotti davanti all'interruttore della luce, e quell'interruttore sarà finalmente accesso. E con la luce accesa si vedrà tutto. Vedremo finalmente la nostra vera faccia. Daremo finalmente un nome a tutti i nodi che ci sono rimasti in gola. Nodi creati dal dolore, dall'indigestione di vita, dalle sbornie anche delle cose belle. Guardare Dio in faccia significherà per noi capire fino in fondo noi stessi, la nostra storia, la gente amata, e riavere tutto nuovamente nelle nostre mani, però in maniera definitiva. Non ci sarà più notte. Non ci saranno più lacrime a filtrare i nostri orizzonti. E respireremo di nuovo a pieni polmoni come ci capitava da bambini quando eravamo nelle braccia di nostra madre o di chiunque c'abbia veramente amato. Sarà bandito l'affanno, e i respiri corti della paura e dell'ansia. E i sorrisi adorneranno di rughe benedette i nostri occhi arricciati di gioia. Perchè abbiamo creduto alla "Luce accesa" quando era "buio fitto", cioè quando non potevamo accorgerci che chiunque sfamavamo, accoglievamo, amavano, curavamo, ascoltavamo era Dio stesso mescolato di povertà, di ingiustizia, di dolore, di peccato, persino di noi stessi. Nel Vangelo di oggi Cristo ci fa sbirciare il finale perchè possiamo trovare il tempo e il coraggio di cambiare il copione degli eventi consegnati alla nostra vita. Non vuole rovinarci la suspence, ma assicurarsi di procedere secondo rotte sicure, e amare (senza tornaconti) è una rotta sicura...anche al buio, quando Dio non lo si riconosce.

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06Novembre

XXXII Domenica del Tempo Ordinario/A

credenti e (non) praticanti (Scampoli d'omelia nella XXXII domenica del tempo ordinario)

XXXII Domenica del Tempo Ordinario/A
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I

n quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

 


 

Anche Dio fa ritardo. Ma questo ritardo è calcolato, serve a sbaragliare i calcoli di chi aspetta, perchè se Dio corrispondesse alle previsioni dei nostri calcoli non sarebbe più Dio, ma solo il prodotto più favorevole delle nostre aspettative e statistiche. Dio è di più delle nostre aspettative. Dio supera ciò che osiamo desiderare, per questo ci sbaraglia. Ma noi, buoni e cattivi, saggi o stolti, davanti a questo ritardo facciamo tutti la stessa cosa: dormiamo! Che evangelicamente significa che ci 'abituiamo'. L'abitudine ammazza l'entusiasmo, gli ideali, i sogni, le aspettative. L'abitudine rende mediocre ogni cosa, ma pare che sia nella nostra natura abituarci a tutto, persino alle cose belle della vita. Certe volte ci spingiamo a dire che non amiamo più le persone che ci sono accanto, perchè ormai c'abbiamo fatto l'abitudine. Ma nonostante il nostro 'dormire' il nostro 'abituarci', Dio arriva e sbaraglia tutti. Lui è quell'imprevisto che cambia le carte in tavola. Ma se hai conservato l'olio non ti sarà difficile balzare in piedi accendere di nuovo la lampada della tua speranza e accoglierLo. Ma se hai consumato l'olio e non ti sei preoccupato di accumularne una riserva allora non ti servirà a nulla balzare in piedi, quell'imprevisto sarà solo un'occasione persa...e forse persa per sempre. Il nosro problema è che non riusciamo a capire che la vita interiore, una sana vita sprituale è come mettere da parte una riserva di olio fatta di fiducia, di speranza, di sogni, di amore, di passione, di attenzione. Senza una vita interiore, la vita normale ci consuma tutto, ci esaurisce, e ci lascia svuotati, e così quando accadono le cose decisive della nostra vita, allora noi rimaniamo impreparati, e perdiamo l'occasione per essere felici, per accogliere il 'senso' dentro la nostra esistenza. La lezione è chiara: vivere una sana vita di fede, e una sana vita spirituale non significa avere un hobby in più alla settimana, ma avere quella prudenza furba (saggia) che il vangelo ci consiglia per essere sempre pronti davanti alla vita, nonostante i ritardi di Dio e le Sue imprevedibili comparse nel giorno e nell'ora che non ci aspettiamo. Diffidate dalla tentazione di definirvi 'credenti e non praticanti', perchè evangelicamente significa essere 'stolti'...o in termini più grezzi: 'fessi'!!!

 

(La vignetta è di don Giovanni BertiSmile) - http://www.parrocchiauniversitaria.it

Written by Don Luigi Maria Epicoco, Posted in commento

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