Il Venerabile Seminario Vescovile di Ferentino 1-3
Capitolo Primo
§ 3. I primi anni di vita del pio istituto. (un grazie al sito del seminario per le foto)
© L’autrice Prof.ssa Biancamaria Valeri
Sembrava che finalmente ogni cosa si fosse stabilita per il meglio, invece cominciarono i problemi. Non era passato nemmeno un mese che il rettore don Antonio Ciafroni, il 12 luglio del medesimo anno si presentò alla deputazione tridentina per rassegnare le dimissioni, perché riteneva le rendite del seminario
non sufficienti alle esigenze dell'istituto.
La commissione esaminò l'istanza del Ciafroni e, accettando le sue dimissioni, lo sostituì con Giovanni Battista Pellegrini. Anche il prefetto Aristotele Velli, eletto nella congregazione del 31 maggio 1687, venne surrogato da Domenico Rossi (63).
La situazione dell'edificio adibito a seminario non era delle migliori, perché distava troppo dalla cattedrale ed il luogo non era adatto al raccoglimento dei seminaristi, perché era confinante con abitazioni di privati cittadini. Sembrò quasi un segno provvidenziale quando, il 23 luglio 1687, il signor Ascanio Cascese del fu
Domenico presentò al vescovo Antonelli una supplica, in cui dichiarava di offrire al seminario una sua casa, con orto e cortile, sita vicino ai beni degli eredi di Antonio Rossi, Cinzio Collalti e dei signori Ghetti.
La casa era delimitata dalla via pubblica ed al momento era affittata a Bernardino Isabelli. Il Cascese si riservava solo per sé e per i suoi eredi il diritto di nominare un alunno da mantenere gratis per un quinquennio in seminario.
La supplica ebbe positiva accoglienza da parte del Vescovo, che convocò per il giorno seguente la deputazione tridentina, per discutere sul da farsi (64). La commissione, composta da Giulio de Andreis, vicario generale, e dai deputati canonici Giovanni Battista Bellà e Marsilio Agnei, Ambrogio Squanquarilli, abate di S. Maria Maggiore, e Francesco Antonio Gizzi, Abate di S. Valentino, accettò la donazione del Cascese perché la casa era edificata in prossimità della cattedrale. Al Cascese fu riconosciuto anche lo ius eligendi (65), che venne subito messo in atto con la presentazione di Francesco Antonio Battista (66).
Il Cascese con la sua donazione offriva al seminario una casa, insieme con una rendita di 100 scudi, 50
dei quali sarebbero stati subito versati; gli altri 50 sarebbero andati all'istituto dopo la morte del donatore.
Nelle intenzioni del munifico benefattore non era il desiderio che tale casa divenisse il vero e proprio istituto per la formazione del clero; tale deliberazione si verificò solo nel 1694, dopo la denuncia dell'inagibilità dell'edificio in cui era ospitato il seminario (67).
Intanto la vita dell'istituto era travagliata dalle continue dimissioni dei rettori e dei prefetti. L'11 novembre 1687 il prefetto Domenico Rossi rinunciò alla sua carica, a cui venne subito richiamato don Aristotele Velli (68). Il 20 dicembre dell'anno successivo (1688), però, il Velli di nuovo rassegnò le dimissioni, perché dovendosi recare in Roma per affari e dovendovi abitare, non poteva esercitare la funzione di prefetto;
immediatamente fu sostituito da Domenico Infussi (69). Non passò nemmeno un mese che il 13 gennaio 1689 don Giovanni Battista Pellegrini rettore, alias deputato, del Seminario diocesano richiese di essere sostituito; al suo posto fu scelto Carlo Torti (70). Circa un anno dopo, il 12 aprile 1690, anche il prefetto Domenico Infussi si dimise e venne sostituito da don Salvatore Gobbo (71).
Nel primo quinquennio di vita il Seminario ebbe a superare molte difficoltà, derivate forse dal fatto che i superiori prescelti non erano in grado di assolvere il loro compito, oppure avevano troppi impegni che li distoglievano dal condurre la loro vita a contatto con i seminaristi (72). Tuttavia l'istituto ancora aveva piccole dimensioni, non superando gli iscritti la decina (73), eppure gli allievi erano dotati di vivo interesse per lo studio, per cui, nonostante l'avvicendarsi dei superiori, essi riuscirono tutti a licenziarsi nel 1692.
Al loro posto furono introdotti il 1° ottobre 1692 altri otto alunni: Ambrogio Antonelli, Salvatore de Angelis, Antonino Marcelli, Pietro Trenta, Giovanni Battista Epifani, Giuseppe Viola. Su presentazione di Ascanio Cascese fu accettato Silverio Battista, mentre su presentazione della Comunità il 22 febbraio del 1693 venne accettato Francesco Antonio Bertoni (74).
L'anno 1694 fu un anno funesto per il Seminario Vescovile e per tutta la diocesi di Ferentino: il 20 aprile 1694 morì Giancarlo Antonelli; a lui successe Valeriano Chierichelli il 21 giugno del medesimo anno (75). Era trascorso appena un mese dalla presa di possesso della diocesi, che il 25 luglio 1694 si recò dal nuovo Ordinario il prefetto del seminario, Salvatore Gobbo, per mostrargli le sue lamentele riguardo alla situazione della sede dell'istituto.
La casa che il 31 maggio 1687 il vescovo Antonelli aveva stabilito come abitazione degli alunni seminaristi non era comoda, né funzionale; era distante dalla Cattedrale e sita in una zona oscura e insalubre, per cui gli alunni e i ministri spesso cadevano ammalati. La situazione igienica era divenuta ormai insostenibile. Dal 23 luglio 1687 era venuta in possesso del seminario una casa edificata vicino alla cattedrale, posta in una zona assai salubre: ma nessuno aveva mai pensato di trasferirvi la sede del pio istituto.
Questa casa, donata da Ascanio Cascese, era stata successivamente ampliata con l'acquisto da parte dei canonici di un altro edificio contiguo dotato di cortile e di orto. Poiché il fabbricato era isolato dagli altri poteva essere ampliato e completato di tutte le comodità necessarie per un seminario. Salvatore Gobbo consigliava il vescovo di usare la casa Cascese come nuova sede del seminario e di trasferirvi, senza apportarvi modifiche, gli alunni e i ministri. (76)
Il vescovo, consultatosi con i deputati, decise di accettare la proposta del prefetto del seminario e quindi diede al vicario generale l'ordine di andare in casa Cascese, benedirla, dichiararla pubblicamente seminario ed introdurvi gli alunni, i convittori ed i ministri. Prontamente il vicario obbedì e si recò in casa Cascese, accompagnato dai seminaristi allora ospitati nell'istituto (77) e da Carlo Torti, rettore, e Salvatore Gobbo, prefetto. Davanti ai deputati (78) benedisse la casa con tutte le sue pertinenze e vi introdusse i seminaristi (79). Le peripezie del Seminario, però, non erano terminate.
Il 9 dicembre 1694 il can. Domenico Antonio de Gasperis, depositario e agente del seminario, riferì al Vescovo che la casa Cascese, nuova sede del seminario, era poco funzionale alle esigenze dell'istituto che ospitava. Essa era composta da due case vecchie e dirute, che sebbene adiacenti, erano su piani diversi e minaccianti rovina. Si doveva subito correre ai ripari, demolendo le murature pericolanti e facendone erigere altre più solide. Inoltre si doveva provvedere a rifare il tetto e per tutto il lavoro, che si richiedeva, era necessario convocare un architetto.
Il preventivo di spesa si aggirava sugli 800 scudi, una somma esorbitante per le magre entrate dell'istituto. Il consiglio del depositario era di chiudere per almeno un quinquennio il luogo pio, per poter affrontare e portare a termine i lavori richiesti. Il Chierichelli, constatando la delicatezza della questione implicante gravi spese economiche, aggiornò la seduta al giorno seguente alle ore 17, convocando non solo la congregazione dei deputati, ma anche Ascanio Cascese e il capo priore della Comunità di Ferentino Domenico Antonio Tibaldeschi (80).
All'ora stabilita il 10 dicembre si riunì la congregazione composta dai deputati can. Giulio de Andreis, Giovanni Battista Tomei, parroco di S. Pietro, Marsilio Agnei, cancelliere, Francesco Antonio Gizzi, abate di S. Valentino e dal capo priore Domenico Antonio Tibaldeschi. Era assente per malattia Ascanio Cascese, sostituito dal can. Domenico Antonio de Gasperis, agente e depositario dell'istituto. All'ordine del giorno era previsto solo un argomento di discussione: ampliare, rinnovare ed adattare ad uso di seminario casa Cascese. La discussione si accese subito, perché le difficoltà economiche da
risolvere erano molto gravi. Si trattava di reperire oltre 800 scudi, necessari per ristrutturare un complesso edilizio composto da due case, in cui sarebbero state ospitate più di dieci persone. Dopo matura riflessione i deputati ed il capo priore ritennero opportuno affrontare qualsiasi sacrificio economico pur di mantenere in vita il seminario diocesano. Per questo quanto prima sarebbero iniziati i lavori ed il seminario sarebbe stato chiuso.
Intanto bisognava designare il nome dell'architetto, che avrebbe diretto i lavori, e fare provvista di calce, sabbia, sassi, «tartare» e di quanto potesse essere necessario per la costruzione (81). Anche Ascanio Cascese, venuto a conoscenza della volontà espressa dalla Congregazione, espresse il suo parere favorevole ai lavori di ripristino dell'edificio (82). I seminaristi furono dimessi e rimandati alle loro case con l'obbligo di essere disponibili al servizio in Cattedrale.
I lavori iniziati nel 1694 terminarono quattro anni più tardi, nel 1698. Infatti il 30 novembre 1698, avendo constatato che il nuovo fabbricato per uso seminario era stato completamente restaurato e ammodernato, il Chierichelli ordinò a Francesco Antonio Salvatori, agente e depositano, di introdurre, a partire dal 1° gennaio 1699 gli alunni eletti e destinati per il successivo quinquennio: Francesco e Giacinto de Gasperis, Angelo Antonio Malatesta, Baldassarre Agnei, Pietro Paolo Sisti, Pirro Squanquarilli, Silverio Battista, presentato da Ascanio Cascese, e un altro alunno, designato dalla Comunità. Il Vescovo riconfermava come rettore l'abate Carlo Torti e come prefetto don Salvatore Gobbo (83).
Il giorno dopo, 1° dicembre , il Salvatori si presentò al Vescovo per chiedergli di revocare l'ordine dato: «la fabbrica e muraglia della habitatione non sono ancora stagionate né asciutte» e facendovi alloggiare gli alunni, il rettore e il prefetto, sarebbe come «esporli alla morte o ad una lunga malattia, per essere la calce delle muraglie, volte e matonati fresca».
Il vescovo e i deputati avrebbero potuto rendersi conto, dopo aver eseguito un sopralluogo, che bisognava aspettare un altro anno prima di permetter l'ingresso ai seminaristi. Mons. Chierichelli, chiamati i deputati, si recò a verificare la veridicità della deposizione del Salvatori: oculariter si rese conto del pericolo che avrebbero corso gli alunni sia per il fetore sia per l'umidità, che esalava dalle pareti. Perciò stabili che gli alunni non potessero entrare nel nuovo seminario prima del mese d'ottobre dell'anno successivo (1699), perché bisognava dare ai muri il tempo di asciugarsi (84).L'inizio dell'anno scolastico, intanto, veniva fissato per il 1° novembre 1699.
Mentre l'edificio diventava abitabile, mons. Vescovo il 15 luglio 1699 rinnovò la composizione della deputazione tridentina: al posto del can. Giovanni de Andreis e dell'abate Ambrogio Squanquarilli designò Domenico Antonio de Gasperis, vicario generale, e Giovanni Sante Santino (85). Sette giorni dopo, il 21 luglio, Mons. Chierichelli esaminò Domenico Antonio de Gasperis (di 45 anni) e Giovanni Francesco Antonio Salvatori (di 52 anni), sotto giuramento, riguardo ai beni posseduti dal seminario.
Le entrate ammontavano a circa 256 scudi e 65 baiocchi così ripartiti:
1) dai beni dei conventi soppressi e dalla cappellania di S. Pietro in Vincoli, scudi 47 e baiocchi 20;
2) per canoni, pigioni di case, affitti di orti, possessioni e prati, scudi 65 e baiocchi 20;
3) grano «sconcio» rubbia 21 alla misura romana, scudi 72;
4) mosto di canoni e «risposto» barili quaranta, scudi 12;
5) olio, barili quindici, scudi 2 e baiocchi 25;
6) entrate annue derivanti da sei benefici di giuspatronato del sac. Francesco Rosini e consistenti in grano,
denari e mosti, scudi 30;
7) entrata annua derivante dai cinque benefici di giuspatronato del chierico Antonio Rogato Vanni e
consistenti in grano, denari e mosti, scudi 28;
Le uscite ascendevano a scudi 404 così ripartiti:
1) salario del rettore, scudi 40;
2) salario del prefetto, scudi 18;
3) salario del cuoco, scudi 12;
4) vitto per Otto seminaristi poveri, rettore, prefetto, cuoco in ragione di scudi 24 ciascuno l'anno, scudi
264;
5) per la celebrazione delle messe e per l'acquisto di cera per i conventi e cappelle uniti al seminario,
scudi 30;
6) per legna e olio, scudi 20;
7) per utensili necessari al seminario, scudi 10;
8) per il mantenimento delle case e delle chiese, scudi 10.
Le entrate erano inferiori alle uscite di circa 147 scudi e 35 baiocchi e i due deponenti erano degni di fede, perché avevano amministrato i beni del seminario: Domenico Antonio de Gasperis dalla data di erezione al 15 maggio 1696, Giovanni Francesco Antonio Salvatori da tale data al 21 luglio 1699 (86). Il Vescovo quindi ebbe una chiara visione dello stato economico in cui versava il pio istituto, situazione in verità non molto florida.
Avvicinandosi la data della riapertura del seminario mons. Chierichelli insieme con i deputati stabilì con un decreto, emesso il 22 settembre 1699, che i lavori di restauro del nuovo seminario erano terminati e pertanto nell'edificio poteva essere ripresa l'attività di formazione degli aspiranti alla carica ecclesiastica (87). Intanto il 29 settembre del medesimo anno la carriera di prefetto veniva assegnata a Salvatore Gobbo, quella di rettore a don Antonio Gizzi (88).
Il 30 settembre furono nominati gli alunni per il quinquennio 1699 1704; Baldassarre Agnei, Gregorio Savelloni, Pietro Paolo Collalti, Pietro Paolo Germanus Sixti, Francesco Antonio Avanzi, Pietro Collalti e, presentato da Ascanio Cascese, Romualdo Giovanni Squanquarilli. Il candidato del Comune, Giuseppe Calabrese, entrò in seminario solo il 4 giugno 1700 (89).
Appena approvato l'elenco degli alunni, ebbe luogo la cerimonia di benedizione della nuova sede adibita a seminario. Dal palazzo episcopale si snodò una processione composta dal vicario generale Domenico Antonio de Gasperis, iuris utriusque doctor e protonotario apostolico, seguito dagli alunni, dal rettore Antonio Gizzi e dal prefetto Salvatore.
Il de Gasperis benedisse il nuovo edificio e vi ammise gli alunni con i loro superiori, dopo aver dato lettura dell'editto episcopale, pubblicato nella stessa giornata del 30 settembre 1699 (90). L'editto di Mons. Chierichelli intendeva difendere l'integrità e il decoro del Seminario, per cui proibiva che in esso potesse entrare alcuna donna, né parenti di alunni o convittori o ministri. Nessuno poteva entrare nell'edificio senza licenza in scriptis dell'Ordinario, eccettuando i deputati, i ministri, il depositario, garzoni e «vetturali». Per impedire che nei dintorni dell'istituto si facesse chiasso, il Chierichelli ripropose la multa già stabilita dall'Antonelli, di 25 scudi per i contravvenenti (91).
Il 5 dicembre 1699 il Chierichelli nella sua relazione ad limina poté dichiarare non solo l'ammontare reale dei redditi del seminario a 348 scudi e 65 baiocchi, ma anche che ora poteva disporre di un fabbricato nuovamente costruito dalle fondamenta, più moderno e funzionale per le esigenze dei seminaristi (92).
Purtroppo due anni dopo, il 2 ottobre 1701, il prefetto chierico Domenico Antonio Collalti (93), notificò che «l'habitatione del seminario sta in pericolo di rovinare, conforme minaccia da più parti, vedendosene i motivi delle muraglie e volte tutte crepate, dalle quali del continuo ne casca la calcina o calcinaccio».
Qualche giorno prima ne era caduto dalla volta del dormitorio grande quantità. Si richiedeva di nuovo il permesso di far uscire gli alunni dal seminario, per poter condurre a termine i lavori. Subitanea fu la reazione del Vescovo, che, convocati all'istante i deputati, con essi si portò ad ispezionare i danni. Con suo disappunto dovette constatare la verità di quanto aveva dichiarato il Collalti: la volta del dormitorio minacciava veramente imminente pericolo di crollo. Riunito il consiglio dei deputati, mons. Chierichelli deliberò che gli alunni potessero uscire dal seminario e tornare nelle loro case fino a quando,
scongiurato il pericolo di crollo della volta, la sede dell'istituto fosse riattata e restaurata (94).
Eliminato il pericolo, l'attività del seminario riprese a svolgersi normalmente.
Il 5 novembre 1703 vennero introdotti come alunni del quinquennio 1703 - 1708 Giacinto Ambrogio Agnei, Girolamo Bossi, Pietro Giorgi e, presentato dal Cascese, Francesco Antonio Galassi. Solo mesi più tardi, 1° gennaio 1704, la Comunità ferentinate presentò il suo nominativo: Magno Marra (95). Intanto l'istituto andava acquistando una fisionomia culturale sempre più precisa. Alle discipline tradizionali quali grammatica, retorica, logica e sacra scrittura, nel 1705 vennero associate anche altre materie:
morale e scienze fisiche (96). Il seminario di Ferentino usciva dall'«infanzia» e si avviava a divenire un
istituto specializzato per la formazione del clero diocesano.
Note
1) AVF, Visite Pastorali 1585, ff. 1-82; cfr. B. Valeri, Silvio Galassi, un vescovo della Controriforma a Ferentino (1585-1591), ed. Casamari
1983, pp. 25 ss.
2) AVF, Visite Pastorali, 1585, f. 75: alle domande del Vescovo l'arciprete Francesco Procacci dichiarò sconsolatamente che i cittadini di
Supino non osservavano il precetto festivo e non frequentavano la Chiesa (cfr. B. Valeri, Silvio Galassi, cit., p. 37).
3) Cfr. B. Valeri, Silvio Galassi, cit., p. 39.
4) AVF, Visite Pastorali, 1585, ff. 13, 14, 76.
5) Ibidem, f. 38v.
6) Ibidem, f. 17.
7) Ibidem, ff. 11v, 12v, 15r.
8) Ibidem, ff. 14v, 15v, 16v, 18v.
9) Ibidem, f. 11v. Alcuni ecclesiastici non possedevano nemmeno il breviario; tra questi è da ricordare il chierico Curzio Giuli (Ibidem, f. 18v).
10) La Summa Navarri era un'opera destinata ad istruire i sacerdoti nel delicato sacramento della Penitenza; era stata composta nel 1575 dal
dotto Martin De Azpilcueta (1492-1586), il Navarro, col titolo Enchiridion sive manuale confessariorum et poenitentium.
Il) La Summa Silvestrina era anch'essa un testo molto letto e studiato nel XVI secolo, tanto da essere uno dei libri necessari per la
completezza della biblioteca di ogni sacerdote. Fu stampata in Roma nel 1516 con il titolo Summa Summarum quae Silvestrina dicitur. La
denominazione Silvestrina fu data perché opera del p. Silvestro Mazzolini dell'Ordine dei Predicatori.
12) Cfr. B. Valeri, Silvio Galassi, cit., pp. 34, 36, 98.
13) Ibidem, pp. 36 - 37.
14) Ibidem, p. 36.
15) Ibidem, pp. 25ss e 73ss.
16) Per una conoscenza delle fonti del Concilio Tridentino cfr. Concilium tridenti num. Diariorum, actorum, epistolarum, tractatuum nova
collectio, Friburgi Brisgoviae, 1901ss. Per una traduzione accurata degli atti del concilio cfr. i passi scelti nell'antologia curata da M. Bendiscioli
e M. Marcocchi, Riforma Cattolica, Roma ed. Studium, 1963.
17) Cfr. B. Valeri, Silvio Galassi, cit., pp. 25ss.
18) Ibidem, p. 38.
19) Ibidem, pp. 37 - 38.
20) Ibidem, pp. 83 - 85; per una notizia più approfondita su tale scuola cfr. B. Valeri, Un'esemplare scuola di retorica a Ferentino nel
Rinascimento, relazione tenuta nel Convegno di Studi Storici «L'Umanesimo in Ciociaria», Torrice 18/19 maggio ‘87, Frosinone 1987, pp.
67ss.
21) Cfr. B. Valeri, Silvio Galassi, cit., pp. 27 - 28.
22) Ibidem, p. 34.
23) AVF, Visite Pastorali, 1585, f. 63 v. Il ventisettenne diacono Marco Antonio de Petris già dal 1582 studiava in Roma diritto civile e
canonico.
24) F. Caraffa, Il Seminario diocesano di Anagni dalle origini alla fine dell'Ottocento, Italprint Colleferro, 1981, pp. 9 - 10.
25) Seminaria Ecclesiae Catholicae, a cura della S. Cong. de Seminaribus et Studiorum Universitatibus, Città del Vaticano, 1963, p. 722.
26) Ibidem, p. 725
27) A sostegno di quanto affermato sul ritardo riguardo alla erezione dei seminari diocesani di Anagni, Veroli, Alatri basta considerare i
seguenti dati relativi alle altre diocesi del Lazio meridionale. Il seminario diocesano di Segni fu eretto nel 1709 dal vescovo Filippo Ellis; quello
di Terracina - Priverno - Sezze fu istituito nel 1650 in Sezze dal vescovo Ventimiglia; quello di Tivoli fu costituito il 6 aprile 1635 dal card.
Giulio Roma. Un'eccezione è rappresentata dalla diocesi di Sora - Aquino - Pontecorvo, dove il Seminario risale al 1565, quando il vescovo
Tommaso Gigli, il 7 giugno, lo costituì unendogli i benefici di alcune parrocchie (Ibidem, pp. 723 - 725).
28) AVF, Patentalium, ff. 115v e ss.
29) Ibidem, f. 118r.
30) In questi novant'anni (1563 - 1653) i vescovi di Ferentino non erano rimasti inattivi. Già ho parlato diffusamente dell'attività pastorale di
Silvio Galassi (1585 - 1591) e del suo impegno riformistico. Egli sulla scia dei due visitatori apostolici, che l'avevano preceduto (Domenico
Petrucci nel 1578, in ASV, Visite Apostoliche, 55; e Pietro Antonio Olivieri nel 1581, in ASV, Visite Apostoliche, 73) minuziosamente si dedicò
alla riforma della sua diocesi. I suoi successori proseguirono nell'attività di riforma, incentivando la rinascita dello spirito religioso (ad es. il
fiorire del culto del martire Ambrogio sotto il lungo episcopato di Ennio Filonardi, durato dal 1612 al 1644) e favorendo la moderata ripresa
dell'attività economica o il recupero della proprietà ecclesiastica.
31) AVF, Patentalium, ff. 2 - 3.
32) «Per la costruzione del collegio per il salario di professori ed inservienti, per il nutrimento degli allievi e per altre spese saranno
necessarie sicure entrate; i redditi già destinati... all'istruzione e al sostentamento dei fanciulli siano applicati al Seminario a cura del
Vescovo. Inoltre i medesimi vescovi... sottrarranno dalle rendite della mensa episcopale, del capitolo, di qualunque dignità, pensionato,
ufficio, prebenda, abbazia, priorato, di qualunque Ordine regolare,... di benefici anche regolari, anche dotati di un diritto di patronato, anche
esenti... La porzione cosi detratta sarà applicata ed incorporata a detto collegio e vi si potrà aggiungere qualche beneficio semplice, di
qualunque qualità e dignità sia, o dei prestimoni... anche prima che si siano rese vacanti, senza pregiudizio del culto divino e di coloro che li
otterranno» (Sess. XXIII, cap. 18).
33) I primi sintomi della crisi economica erano stati già avvertiti nella diocesi già dalla seconda metà del XVI secolo, cfr. B. Valeri, Silvio
Galassi, cit.; AVF, Visite Pastorali, 1585, f. 482. Il popolo di Prossedi era incorso nella scomunica, perché aveva comprato il grano fuori della
Provincia di Campagna, contravvenendo agli ordini dell'autorità ecclesiastica. Lo Stato Pontificio nel XVI secolo impostò una politica di
protezionismo economico, per mantenere il prezzo del grano e bloccare almeno in parte l'inflazione, che angustiava le povere popolazioni a lui
soggette (cfr. la pregevole opera di J. Delumeau, Vie économique et sociale de Rome dans la seconde moitié du XVI siècle, Parigi, 1957 -
1959, 2 voll.).
34) Sess. XXIII, can. 18. In un primo momento tutti e quattro i nomi dei deputati venivano scelti dal Vescovo; successivamente si stabilì che
due nomi sarebbero stati presentati dal Vescovo e gli altri due nomi dal capitolo e dal clero della città, sede della cattedra episcopale.
35) AVF, Patentalium, f. 109r.
36) Ibidem, ff. 109v - 110.
37) Ibidem, ff. 110v.
38) Purtroppo non sono conservati nell'Archivio vescovile a Ferentino documenti relativi a questo primo «bando» di concorso per accedere a
posti in seminario. Probabilmente il numero degli ammessi non doveva superare la diecina; ciò si può congetturare sulla base del primo
elenco o «catalogo» di alunni in nostro possesso (AVF, Patentalium, primi fogli senza numerazione): nel 1687, il 31 maggio, furono introdotti
per un quinquennio sei alunni e cinque convittori. La differenza tra alunni e convittori era definita dal fatto che gli alunni venivano sostenuti a
spese del seminario. I convittori, invece, appartenendo a famiglie benestanti, potevano pagare il loro mantenimento. Nell'editto del vescovo
Roncioni si legge questa differenza nella diversa modalità della retta annua: 18 scudi i «poveri», 30 scudi «gli altri». Di Ottavio Roncioni si
conserva anche il testo di un Sinodo, celebrato il 29 settembre 1666 e stampato in Velletri dalla tipografia Cafasso nel 1667.
39) I seminaristi della diocesi sorana abitarono con il Vescovo fino al 1616, anno in cui si iniziò la fabbrica del seminario, che terminò nel
1618 sotto l'episcopato di Gerolamo Giovannelli (Seminaria Ecclesiae Catholicae, cit. p. 723).
40) Il Vescovo Antonelli celebrò l'8 giugno 1683 un sinodo; alcune costituzioni, in esso stabilite, si conservano nell'Archivio Capitolare di
Ferentino, al f. 81 del vol. 4. 10 e al f. 93 del vol. L/II.
41) ASV, Relationes ad limina, A, relazione di mons. Valeriano Chierichelli (1699).
42) AVF, Patentalium, f. 115v.
43) Ibidem, f, 116v.
44) Ibidem, f, 117v.
45) Ibidem, ff, 114v-115r, bolla di Giancarlo Antonelli (copia).
46) Cfr. B. Valeri, Silvio Galassi, cit., pp. 17ss, relativamente al comportamento immorale del canonico sulla vendita del grano a «credenza».
47) AVF, Collazioni, vol. C/VII, ff. 54ss, (copia). Il Leonini volle lasciare una testimonianza perenne della sua generosità, facendo incidere
un'epigrafe e facendola collocare nella nuova cappella. L'epigrafe, di forma rettangolare, ancora si conserva in S. Maria Gaudenti; è in
travertino ed ha il seguente tenore:
CAP. S. PA. AP. IN QVA ELIGAT. CAP. CIVIS FER.
MAGIS IDON. PER POP. FER. ERECTA DOT. PER IO. LE.
CAN. FER. QVM ONERE CELEB. SEV CELEB. FAC.
SING. III FER.
A. D. MDLXXXXVI.
48) AVF, Collazioni, vol. C/I, ff. 77ss.
49) ASV, Relationes ad limina, A, Relazione di mons. Chiericheili (1699), cit.
50) AVF, Patentalium, ff. l3ss.
51) Cfr. supra nota 48.
52) AVF, Patentalium, f. 118v.
53) Quello dello stipendio ai docenti era un altro punto dolente tanto che nella citata sess. XXIII can. 18 «allo scopo di provvedere con minor
spesa alla creazione ditali scuole, il santo Concilio ordina che i vescovi... obblighino quelli che tengono cattedre di insegnamento e tutti gli
altri che sono in possesso di prebende; a cui sia annesso l'obbligo di insegnare e far lezione, ad esercitare codeste funzioni nelle dette
scuole... dovranno istruire personalmente... i ragazzi che vi sono educati; altrimenti metteranno al proprio Posto maestri capaci, da loro scelti
ma fatti approvare dall'Ordinario». Il Vescovo di Ferentino poteva risparmiare lo stipendio ai docenti; infatti usufruiva del numeroso clero
regolare residente in città, primi fra tutti i Francescani Conventuali di S. Francesco.
54) AVF, Patentalium, primi fogli senza numerazione. Nel 1689 fu introdotto un solo convittore: Francesco Cianciarelli (Ibidem).
55) Ibidem, f. 120r.
56) Ibidem, f. 120v.
57) Ibidem, f. 119.
58) Uno in S. Maria Maggiore, uno in S. Lucia, uno in S. Valentino, due in S. Andrea, uno in S. Giovanni Evangelista. Tali benefici furono
definitivamente annessi al seminario dopo la morte del Rosini, il 9 marzo 1694 (AVF, Collazioni, voi. CI/I, ff. 111 - 112).
59) Due in S. Valentino, due in S. Agata, uno in S. Maria Maggiore, uno in S. Maria Gaudenti, uno in S. Giovanni Evangelista, uno in S.
Pancrazio.
60) Uno in S. Maria Maggiore, uno in S. Lucia, uno in S.Agata, uno in S. Pancrazio, uno in S. Ippolito. Mentre il vescovo Chierichelli era in
sacra visita a Patrica, gli si presentò il 18 novembre 1695 il prefetto del seminario, Salvatore Gobbo, per annunciargli la morte di Antonio
Rogato Vanni «de provincia Marchiae». Il seminario, dunque, poteva entrare nel possesso definitivo dei suoi benefici, come già l'Antonelli
aveva decretato il 6giugno 1687 (AVF, Collazioni, voi. C/I, f. 159r).
61) Uno in S. Maria Maggiore e uno in S. Maria Gaudenti. Il 22 luglio 1700 il sacerdote Giuseppe Fede mori; perciò i benefici di cui era
titolare, in conformità alla bolla episcopale di Giancarlo Antonelli del 6 giugno 1687, dovevano entrare nel pieno possesso del Seminario. Il
depositano o agente dell'istituto, Giovanni Francesco Antonio Salvatori, il 25 luglio si recò dal vicario generale Domenico Antonio De Gasperis,
per dichiarare la vacanza di tali benefici e per ottenere la loro definitiva annessione al Seminario. Il De Gasperis dapprima constatò l'effettiva
esistenza dei benefici; poi stabili che il rettore del seminario, abate Domenico Infussi, e l'economo del luogo pio, canonico Giovanni Battista
Luciola, ne entrassero in pieno e totale possesso, con l'onere di provvedere gli altari di tutti gli arredi necessari al culto (AVF, Collazioni, voi.
C/I, ff. 216ss).
62) AVF, Collazioni, vol. C/I, ff. 80v e ss.
63) AVF, Patentalium, f. 121.
64) Ibidem f. 121v.
65) Ibidem, f. 123r.
66) Ibidem, primi fogli senza numerazione. Ascanio Cascese il 20 agosto 1679 ricevette una lettera patentale del vescovo Antonelli, con cui
veniva eletto procuratore dei poveri (Ibidem, f. 125r).
67) Ibidem, ff. 105ss.
68) Ibidem, f. 3r.
69) Ibidem.
70) Ibidem, f. 3v.
71) Ibidem.
72) Il primo rettore, don Ciafroni, era parroco di S. Ippolito e questo incarico lo rendeva troppo occupato; anche il prefetto Velli era
impegnato in affari, che lo richiamavano in Roma.
73) Nella relazione ad limina, che Giancarlo Antonelli inviò il 1° marzo 1688 a Roma, il vescovo dichiarava che il seminario, eretto l'anno
precedente contava 8 iscritti: cinque alunni e tre convittori (ASV, Relationes ad limina, A, Relazione di G. Antonelli, 1688). Tale numero
rimase invariato fino al 1735, quando i seminaristi divennero diciotto (ASV, Relationes ad limina, A., Relazione di F. Borgia, 1° dicembre
1735).
74) AVF, Patentalium, primi fogli senza numerazione.
75) Valeriano Chierichelli, vescovo di Ferentino dal 1694 al 1718, anno in cui rassegnò le dimissioni, durante il suo episcopato ebbe ad
affrontare molte contrarietà. Visitarono la diocesi e misero sotto inchiesta la sua attività molti visitatori apostolici: nel 1707 Vittorio Felice
Coucci, vescovo di Fondi, e Giovanni Battista Bassi, canonico di Torino e vescovo di Anagni, nel 1710 Lorenzo Tartagni, nobile di Forlì, nel
1718 Simone Gritti, che poi successe al Chierichelli sulla cattedra ferentinate. (AVF, Vescovi, f. 101r). Durante il suo episcopato, tuttavia, il
Chierichelli commissionò la fabbricazione del coro in legno della Cattedrale al maestro Giuseppe Giorgi da Santopadre (1695); fece restaurare
l'altare maggiore della medesima chiesa nel 1707 (Arch. Cap., vol. L/VIII, ff. 401 e 810ss); con un decreto stabilì la necessità di riparare la
cattedrale e l'episcopio, di edificare una nuova sede per il seminario e di erigere il monte di pietà (Acta Camerarii Sacri Collegi S. R. E.
Cardinalium, 24, f. 90). Il Chierichelli fu consacrato dal card. Barbarigo, vescovo di Montefiascone, zelante imitatore del cardinale Borromeo e
fondatore del seminario della diocesi di Montefiascone.
76) AVF, Patentalium, f. 105r.
77) Marco Antonio Cialino, Giuseppe Viola, Ambrogio Antonelli, Salvatore de Angelis, Pietro Trenta, Antonio Marcelli, Pietro Epifani, alunni;
Giovan Battista Bassi, convittore.
78) Il 1° marzo 1691 il vescovo Antonelli dovette sostituire il deputato can. Giovanni Battista Bellà, abitante in Roma, con il suo vicario
generale, Giulio de Andreis (AVF, Patentalium, f.112r). Il 5 dicembre 1964 il vescovo Chierichelli, essendo morto il deputato Ambrogio
Squanquarilli, lo sostituì con il sacerdote, che svolgeva le funzioni di parroco di S. Pietro (ibidem, f. 112v).
79) cfr. supra nota 76.
80) AVF, Patentalium, ff. 106ss.
81) Ibidem, f. 107.
82) Ibidem, primi fogli senza numerazione.
83) Ibidem, f. 107v.
84) Ibidem, f. 111r.
85) Ibidem, f. 17r.
86) Ibidem, f. 108.
87) Ibidem, f. 7v.
88) Ibidem, f. 3v.
89) Ibidem, primi fogli senza numerazione.
90) Ibidem, f. 8v.
91) Ibidem, f. 9r.
92) ASV, Relationes ad limina, A, relazione di V. Chierichelli (1699).
93) Il Chierico Collalti era stato eletto, al posto di Salvatore Gobbo, il 1° febbraio 1700 (AVF, Patentalium, f. 3v).
94) AVF, Patentalium, f. 9v.
95) Ibidem, primi fogli senza numerazione.
96) ASV, Relationes ad limina, A, Relazione di Valeriano Chierichelli (13 giugno 1705).
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