Ottava Domenica del Tempo Ordinario Ciclo A
dal sito http://www.egioiasia.com, Don Luigi Maria Epicoco
I
n quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
Non credo che gli altri possano capire bene questo Vangelo come lo capisco io che soffro di vertigini. Quando uno soffre di vertigini e si avvicina a un posto alto, o si affaccia da un dirupo, non riesce a non aggrapparsi a qualcosa che lo rassicuri. Ha bisogno di stringere forte un punto d’appoggio saldo, e molto spesso tiene gli occhi chiusi per non vedere. Preso da quella paura è in ansia, non vede nulla, non gode nulla del paesaggio. Quel terrore incontrollato dentro di lui è quasi totalizzante.
Io soffro di veritigini e sò quanto è terribile quella sensazione.
Gesù nel Vangelo di oggi parla in termini diversi della stessa cosa. A volte abbiamo così tante preoccupazioni per la vita, così tanta paura di sbagliare, così tante vertigini esistenziali, da aggrapparci a qualcosa di immediato che ci dia sicurezza, che addomestichi questa paura. Certe volte questo punto d’appoggio è il denaro, un rapporto sbagliato, la carriera, qualsiasi altra cosa che comunque risolva quell’ansia che non ci permette di vivere bene. Ma aggrapparsi a un punto d’appoggio improvvisato significa comunque non godere del paesaggio, cioè non godere a pieno della vita, non avere la serenità di stare davanti alle cose senza sentirne l’intimo terrore.
Il vangelo di oggi è un invito a mollare la presa. E’ un invito a lasciare questi “punti d’appoggio” e rimanere autonomamente in piedi e a occhi aperti davanti all’infinito paesaggio. E’ una sorta di rivoluzione esistenziale. Una sorta di capovolgimento di posizione.
Dentro ciascuno di noi risuona continuamente questa domanda “che ne sarà di noi?”. Gesù risponde correggendo la nostra paura: “Smetti di preoccuparti della vita e comincia solo a occuparti di vivere. Perchè le preoccupazioni paralizzano la vita, e invece di vivere rimani solo bloccato sempre allo stesso punto, aggrappato a qualcosa che non ti renderà felice e che ti distrae da quel paesaggio meraviglioso che se tu guardassi veramente ti riempirebbe il cuore di gioia”.
L’ottimismo non è lo sguardo degli ingenui ma degli intelligenti. I cristiani sono chiamati all’intelligenza dell’ottimismo, cioè a guardare le cose non con lo sguardo delle vertigini, ma con la prospettiva di chi sà rischiare e sà godere dell’adrenalina che certe volte crea il vuoto sotto di te e il cielo sopra di te. Cioè vivere a occhi aperti nonostante la paura.



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