23Aprile

“Scelse” di essere morto e discese agli inferi

Sabato Santo

“Scelse” di essere morto e discese agli inferi
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di don Sergio Reali - © http://www.egioiasia.com

Oggi è un giorno che nella sua  densa simbolicità  ci mette in grande imbarazzo !

Il “verbo-parola del Padre, che rompendo l’eterno silenzio del nulla ha tratto all’esistenza “tutto ciò che esiste” tace. “La morte e la vita che “si sono affrontate in una grande battaglia” e il Signore della vita, appare oggi inesorabilmente sconfitto.

Eppure questo  abisso di silenzio, e di  nascondimento è più eloquente di tante parole. Questo giorno di apparente eclissi di Dio  esprime la fondamentale verità, enunciata nel simbolo della fede, che cioè Cristo è disceso negli inferi per colorarli di cielo, è penetrato nel mistero della morte per sconfiggerla  definitivamente. Questa verità teologica sta alla base della spiritualità e dell’azione pastorale di Nuovi Orizzonti e, pertanto,  è stata più volte approfondita  e meditata in ritiri ed incontri. Senza la pretesa di aggiungere nulla vorrei qui condividere fraternamente  con voi solo  alcune riflessione di carattere teologico e spirituale.

Il fatto che sia  disceso nello shêol, significa anzitutto che il Verbo incarnato  ha condiviso in tutto l’abisso del nostro destino umano fino a fare esperienza della  morte. Il Sabato santo è pertanto la concretizzazione ultima e più alta dell’incarnazione  (cfr Gv 1,14; Fil 2, 6-8), è il momento dell’estrema “debolezza  di Dio” ma anche la premessa della sua definitiva vittoria. In altre parole – come più volte Chiara ci ha ricordato nelle sue meditazioni – nel momento stesso in cui la morte fagocita il Cristo e appare vittoriosa, essa assume il suo veleno e “muore”. Dopo il venerdì santo, dopo la croce, la morte  stessa  viene trasformata: essa non è più l’antitesi dell’esistere o il luogo della non relazione (cfr ad esempio Is 38,11.18) ma il luogo di un abbraccio definitivo, la condizione  che immette nell’eternità. Oltrepassando la soglia della morte, l’uomo incontra sempre e nuovamente colui che è la vita, e che è voluto divenire il compagno della nostra solitudine ultima. E questo è vero non solo per coloro che  vengono cronologicamente  dopo l’evento Cristo ma anche per coloro che lo hanno preceduto. La discesa agli inferi compie infatti una rivoluzione cosmica, rompe  limiti temporali e inserisce nell’eternità beata le anime dei giusti che attendevano di essere liberate. E’ in questo senso che va intesa l’espressione  “Cristo è il primogenito dei morti” (cfr Ap 1,5).

Gridando sulla croce la sua solitudine e, allo stesso tempo, il suo abbandono al progetto del Padre, Gesù si è fatto partecipe delle nostre angosce  ma  “scendendo agli inferi” ci ha garantito che neanche la morte ci può separare da lui: “Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? (…) Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore” (cfr Rm 8, 35.38-39)  e che nella morte “la vita non è tolta ma trasformata”.

Lungi dall’essere un giorno vuoto, il sabato santo è la sintesi dialettica di quanto lo precede nel declinarsi del Misero di Cristo; è il silenzio che fa da sfondo al grido vittorioso dell’alleluia pasquale.

Non dobbiamo però dimenticare che l’evento salvifico che si realizza in Cristo  è un evento che rientra  nell’economia trinitaria.  In altre parole tutto ciò  che Gesù compie rientra in un progetto della Unitrinità Santissima e che pertanto Egli agisce come persona divina. Il sabato santo è pertanto (per analogia molto impropria ) il giorno in cui  Dio “si fa” morto  come espressione della sua radicale solidarietà con noi uomini. Il mistero più oscuro della fede è nello stesso tempo il segno più chiaro di una speranza che non ha confini. Questo “farsi morto”, questo “mettersi in silenzio” di Dio è, a mio giudizio, un’altra manifestazione altissima di solidarietà. In questo modo infatti Egli si fa solidale con quanti, atei, agnostici, indifferenti vivono in concreto la sua assenza. L’apparente silenzio di Dio è forse il suo modo particolarissimo di comunicare con l’uomo,.

Mi vengono qui in mente le terribili parole  che F. Nietzsche mette sulla bocca dell’uomo folle: …Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! (…). Si racconta ancora che l’uomo folle abbia fatto irruzione, quello stesso giorno, in diverse chiese e quivi abbia intonato il suo Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: “Che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?” (Cfr F. Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 125).. Dio non è morto ma “ha voluto essere morto”, ma soprattutto non “resta morto”. Le nostre chiese, le nostre assemblee liturgiche non sono “i sepolcri di Dio” ma sono (o almeno dovrebbero essere) la proclamazione della sua eterna ed irreversibile vittoria.  Ecco il mistero di questo giorno!

Contempliamo oggi colui che, facendosi solidale con ogni figlio di Adamo, “morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha (ri)dato a noi la vita” (cfr. prefazio della veglia pasquale)   e con la vita la pienezza della gioia. Oggi non è il giorno del lutto ma dell’attesa: “ …il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi” (Cfr. P.G. 43,439 – seconda lettura dell’Ufficio del sabato santo).

Il meraviglioso carisma che Dio ci ha affidato e che la Chiesa ha recentemente riconosciuto e fatto proprio, trova in questo giorno “imbarazzante” il suo fondamento. A noi è richiesto fare il mestiere del nostro Dio: chiamare “quanti giacciono nelle tenebre e nell’ombra di morte”  alla gioia della liberazione, scendere con Cristo nell’abisso di dolore –amore di cui il sabato santo è icona e luogo.

Come le donne del vangelo, anche noi oggi  vegliamo accanto al sepolcro dove il Signore apparentemente dorme… la Resurrezione è certa , la liberazione pure!

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