06Novembre

XXXII Domenica del Tempo Ordinario/A

credenti e (non) praticanti (Scampoli d'omelia nella XXXII domenica del tempo ordinario)

XXXII Domenica del Tempo Ordinario/A
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I

n quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

 


 

Anche Dio fa ritardo. Ma questo ritardo è calcolato, serve a sbaragliare i calcoli di chi aspetta, perchè se Dio corrispondesse alle previsioni dei nostri calcoli non sarebbe più Dio, ma solo il prodotto più favorevole delle nostre aspettative e statistiche. Dio è di più delle nostre aspettative. Dio supera ciò che osiamo desiderare, per questo ci sbaraglia. Ma noi, buoni e cattivi, saggi o stolti, davanti a questo ritardo facciamo tutti la stessa cosa: dormiamo! Che evangelicamente significa che ci 'abituiamo'. L'abitudine ammazza l'entusiasmo, gli ideali, i sogni, le aspettative. L'abitudine rende mediocre ogni cosa, ma pare che sia nella nostra natura abituarci a tutto, persino alle cose belle della vita. Certe volte ci spingiamo a dire che non amiamo più le persone che ci sono accanto, perchè ormai c'abbiamo fatto l'abitudine. Ma nonostante il nostro 'dormire' il nostro 'abituarci', Dio arriva e sbaraglia tutti. Lui è quell'imprevisto che cambia le carte in tavola. Ma se hai conservato l'olio non ti sarà difficile balzare in piedi accendere di nuovo la lampada della tua speranza e accoglierLo. Ma se hai consumato l'olio e non ti sei preoccupato di accumularne una riserva allora non ti servirà a nulla balzare in piedi, quell'imprevisto sarà solo un'occasione persa...e forse persa per sempre. Il nosro problema è che non riusciamo a capire che la vita interiore, una sana vita sprituale è come mettere da parte una riserva di olio fatta di fiducia, di speranza, di sogni, di amore, di passione, di attenzione. Senza una vita interiore, la vita normale ci consuma tutto, ci esaurisce, e ci lascia svuotati, e così quando accadono le cose decisive della nostra vita, allora noi rimaniamo impreparati, e perdiamo l'occasione per essere felici, per accogliere il 'senso' dentro la nostra esistenza. La lezione è chiara: vivere una sana vita di fede, e una sana vita spirituale non significa avere un hobby in più alla settimana, ma avere quella prudenza furba (saggia) che il vangelo ci consiglia per essere sempre pronti davanti alla vita, nonostante i ritardi di Dio e le Sue imprevedibili comparse nel giorno e nell'ora che non ci aspettiamo. Diffidate dalla tentazione di definirvi 'credenti e non praticanti', perchè evangelicamente significa essere 'stolti'...o in termini più grezzi: 'fessi'!!!

 

(La vignetta è di don Giovanni BertiSmile) - http://www.parrocchiauniversitaria.it

Written by Don Luigi Maria Epicoco, Posted in commento

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