Maria Goretti

Protettrice di Latina, oggi da molti è considerata poco più che una cretina, perché preferì farsi ammazzare anziché soggiacere a uno stupro. I cantori (e cantatrici) della «dignità femminile», essendo ideologicamente atei (e, se non si considerano tali, allora sono loro i cretini), danno ogni importanza alla vita terrena e nessuna al resto. Inutile dire che la parola «virtù» li fa scompisciare dalle risate. Ma chi ride veramente è, adesso, Maria Goretti, visto che i santi sono per definizione beati. La sua storia è nota e ha generato un capolavoro del neorealismo come il film «Cielo sulla palude» di Augusto Genina. Nata a Corinaldo, in provincia di Ancona, nel 1890, con la famiglia emigrò per fame nella zona malarica della palude pontina (che dovette aspettare il Duce per venire finalmente bonificata), dove il padre morì nel 1900 lasciando la numerosa prole al lavoro duro nella regione di Nettuno. Vedova e orfani dovettero adattarsi a convivere con i Serenelli, padre e figlio braccianti. Nel 1902 il diciottenne Sandro trascinò la dodicenne Maria nella cucina e cercò di usarle violenza. Lei si difese allo spasimo e lui, ormai infoiato, la colpì ripetutamente con un punteruolo. Maria morì l’indomani in ospedale a Nettuno.
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