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La Casa Divina Provvidenza
Casa Divina Provvidenza 3a settimana PDF Stampa E-mail
Scritto da luca   
venerdì 10 ottobre 2008
3a settimana

cortile-interno-cdp.jpg Quest’ultimo contratto aveva una durata di trent’anni e stabiliva un canone di affitto annuo di £ 343.
Nel 1908, intanto, il vescovo mons. Bianconi pensò di istituire anche un ricovero per indigenti e inabili al lavoro. L’opera pia sarebbe sorta con l’incameramento dei beni di tutti i luoghi pii cittadini, specialmente delle confraternite, che già erano state riunite sotto l’amministrazione della Congregazione di Carità (3); ma per la gestione dell’ente benefico bisognava far ricorso ad un ordine religioso, che fosse specializzato per l’assistenza agli inabili ed agli anziani.
L’orfanotrofio maschile era ormai in decadenza, i padri Francescani avevano abbandonato il paese.
Nel giugno 1907 avvenne un incontro provvidenziale: don Luigi Guanella, che in quel periodo si trovava in Roma per organizzarvi le sue istituzioni assistenziali, venne a contatto con il vescovo di Ferentino mons. Domenico Bianconi, desideroso di promuovere tanto l’orfanotrofio maschile “Macioti” quanto il ricovero per vecchi. L’incontro tra le due anime elette ci è stato tramandato come se la Divina Provvidenza fortuitamente e misteriosamente avesse operato: per sbaglio il beato Guanella nel suo viaggio da Roma a Frosinone scese alla stazione ferroviaria di Ferentino, dove trovò il nipote del Vescovo ferenti nate, che lo condusse subito dallo zio, in ansia perché non riusciva a trovare un ente che facesse funzionare le Opere Pie della città (4).
Indipendentemente dalle modalità dell’incontro tra il Vescovo Bianconi e il beato Guanella, è certo che il 31 gennaio 1908 vi fu una scrittura privata tra il Beato e i componenti del consiglio direttivo dell’orfanotrofio “Macioti”, assistendo all’evento anche il Vescovo(5). Con questa scrittura privata si soddisfacevano tanto le intenzioni dell’Ordinario diocesano quanto del comune di Ferentino, che desideravano soprattutto la funzionalità degli istituti di beneficenza. Nella scrittura si faceva riferimento anche alla prossima erezione del ricovero “Regina Elena” per gli anziani e gli inabili; ma il primo pensiero e la prima urgenza era la direzione dell’orfanotrofio. Infatti la scrittura privata venne formalizzata in contratto, stipulato con rogito pubblico, il 3 dicembre del medesimo anno(6).
Con tale atto la direzione e l’amministrazione della opera pia orfanotrofio maschile “Macioti” passava di diritto e di fatto al beato Luigi Guanella, il quale vi poneva come primo rettore lo zelante don Riccardo Negri (7). Il contratto aveva durata trentennale ed era prorogabile automaticamente. L’Opera pia “Macioti” cedeva ai guanelliani l’uso gratuito dell’ex convento francescano di S.Agata e dei suoi arredi, eccettuando l’uso delle botteghe prospicienti la strada. Ai Servi della Carità veniva assegnato un contributo annuo per le spese dell’officiatura  e venivano dati in affitto: l’orto, annesso al convento, di ettari 0.72 ad un canone di £ 837,50; un terreno seminativo, arborato vitato e in parte olivato, di ettari 3 e centiare 6, unito ad una casa di abitazione di sei vani, ad un canone di £ 343 annue.
Don Guanella si obbligava a condurre e mantenere a sue spese l’orfanotrofio maschile “Macioti”, in completa osservanza delle disposizioni testamentarie; ad accettare nell’istituto il numero degli alunni che il consiglio di amministrazione volesse ricoverarvi, con il pagamento di una retta di £ 18; a migliorare il fabbricato, per renderlo più adatto alle esigenze di un orfanotrofio  e di altre opere di beneficenza, che al concedente piacesse impiantare; infine don Guanella era facoltizzato a promuovere e collegare all’orfanotrofio tutte le opere di beneficenza che volesse, specialmente una colonia agricola(8).
Ben presto anche il ricovero “Regina Elena” divenne una realtà: fu eretto in ente morale con R. D. del 6 marzo 1910 e la sua amministrazione venne affidata all’opera di don Guanella il 22 ottobre del medesimo anno(9). I Servi della Carità si obbligavano a condurre e mantenere il ricovero, a mettere a disposizione, ove occorressero, altre stanze del convento di S.Agata e di accettare i ricoverati nel numero stabilito dalla Congregazione di Carità.
Alla convenzione fu assegnata una durata di 28 anni, in modo che scadesse contemporaneamente con quella stipulata per ll’orfanotrofio “Macioti”.
Le istituzioni giuridicamente erano costituite; bisognava dare a loro linfa vitale. Numerosi furono i benefattori, sollecitati in tutta la regione da un bollettino trimestrale, voluto dal fondatore, col titolo di “Culto e Carità”. Don Paolo Toscani ed una piccola fanfara, composta da suonatori ospiti dell’orfanotrofio, giravano di paese in paese per raccogliere elemosine nel periodo dei raccolti agricoli, specialmente dell’olio(10). Anche lo stesso don Guanella non dimenticò di beneficare l’Opera di Ferentino, inviando per l’istituto, il 4 dicembre 1910, un harmonium, una macchina per proiezioni, della musica e assicurando il dono di attrezzature per l’allestimento di un palcoscenico(11).
Ultimo aggiornamento ( venerdì 10 ottobre 2008 )
 
Casa Divina Provvidenza 2 settimana PDF Stampa E-mail
Scritto da luca   
martedì 05 agosto 2008
2a settimana

La richiesta fu approvata il 21 dicembre del medesimo anno ed il comune, "in adempimento degli obblighi assunti con la cessione", mantenendo aperta al culto pubblico la chiesa di S.Agata, "destinò l'ex convento all'orfanotrofio maschile Macioti, che non possedeva immobili urbani propri e idonei e non aveva mezzi sufficienti per costruirseli" (2).
L'orfanotrofio maschile fu riaperto nel 1877 e i cinque orfani ivi ospitati, furono affidati alle cure dei padri Francescani Minori Osservanti, che curavano il convento già da prima del 1870.
L'amministrazione comunale offrì altri fondi per la gestione del pio istituto, affittando all'orfanotrofio per venti anni, al canone di £ 2.900, ventisei appezzamenti di terreno, per istituire una colonia agricola, secondo le intenzioni del Macioti. Il contratto di locazione venne rinnovato tacitamente fino al 20 marzo 1909, quando ne fu stipulato un altro, limitatamente ai terreni siti in contrada Fontana Novella e Villetta, con gli annessi fabbricati rustici.
Ultimo aggiornamento ( martedì 05 agosto 2008 )
 
La Casa Divina Provvidenza di Ferentino PDF Stampa E-mail
Scritto da luca   
giovedì 24 luglio 2008
ingresso_casa.jpg Ogni settimana ripercorreremo un pò della storia della casa Guanelliana di Ferentino: ci aiuterà nel percorso la prof.ssa Biancamaria Valeri.

accanto una foto degli anni '60 relativa alll'ingresso della Casa. Tra gli altri, si possono facilmente riconoscere don Radaele Di Torrice (don Lello) e don Antonio Passone, allora direttore della Casa.



Scuole nella Casa della Divina Provvidenza in Ferentino, La costituzione della  casa guanelliana in Ferentino nel 1908


1a settimana


La costituzione della casa guanelliana in Ferentino (1908)


Per capire le motivazioni che indussero il beato don Guanella a fondare un suo Istituto in Ferentino, bisogna richiamarsi ai fatti che accaddero nel lontano 1870, quando la nostra città divenne territorio del Regno d'Italia sotto la dinastia sabauda.
Questo rimando storico apparentemente può stupire; ma, conoscendo più da vicino la situazione scolastico-culturale di Ferentino, si capirà come il terreno sociale fosse fertile per l'impianto dell'istituto guanelliano.
Nel 1870(1), caduto il dominio temporale del Papa, la nuova giunta municipale, espressione del governo laico, rilevò tutte le istituzioni educative ed assistenziali della città di Ferentino e si apprestò a riformarle e a riorganizzarle secondo i criteri di adeguamento alla nuova realtà storica.
Fu un lungo lavoro di ristrutturazione, che ebbe come animatore l'infaticabile sindaco Achille Giorgi.
La giunta municipale dovette risolvere, oltre al problema scolastico, anche quello suscitato dal lascito testamentario del vescovo Vincenzo Macioti.
Questi il 25 gennaio 1838 aveva disposto l'erezione di un orfanotrofio maschile, utilizzando i suoi beni; i bambini, che tale istituzione benefica avrebbe accolto, sarebbero stati "mantenuti ed incamminati a quella professione od arte propria delle condizioni in cui sono nati, o di campagnoli o di artisti".
In pratica i beni del Vescovo dovevano servire per istradare gli orfani alla scelta di una attività lavorativa o nel settore dell'agricoltura o in quello dell'artigianato.
Il successore, mons. Tirabassi, si prodigò per attuare le disposizioni testamentarie del suo venerato confratello; aprì l'orfanotrofio maschile e lo affidò alle cure dell'Istituto dei Giuseppini.
Purtroppo nel 1863 l'insufficienza dei mezzi economici costrinse la pia istituzione a chiudere i battenti e per dieci anni le rendite del lascito Macioti furono devolute all'altra istituzione benefica voluta dal Vescovo: l'orfanotrofio femminile, che svolgeva la sua attività assistenziale, avendo rimpinguato le sue fonti economiche fino al allora non molto floride.
Essendo decaduto nel 1870 il potere temporale dei papi e subentrando quello regio, vennero incamerati nei beni dello stato tutti i beni prima posseduti dall'autorità ecclesiastica; così tutte le opere pie di Ferentino vennero sottoposte alla revisione di un commissario regio, nominato nella persona di Achille Giorgi.
Egli per non perdere i benefici del lascito Macioti, appellandosi all'art. 20 della legge 7 luglio 1866, secondo la quale gli usi pii venivano regolati dall'ordinamento con più precisione e rigore, con verbale del 10 dicembre 1876, redatto tra l'amministrazione del fondo per il culto ed il minicipio di Ferentino, richiese la cessione gratuita e la consegna al comune del fabbrcato dell'ex convento di S.Agata, con la chiesa omonima e l'orto adiacenti.


Ultimo aggiornamento ( martedì 05 agosto 2008 )
 
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