
La Parrocchia di S.Agata e la comunità guanelliana di Ferentino
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SS.Crocifisso di fra Vincenzo da Bassiano


Cappella sotterranea

14 settembre 2025
Ingresso dell'Arcivescovo Santo Marcianò a Ferentino
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Ultimi articoli
- La storia del primo Cimitero Cristiano a Ferentino presso S. Agata. Tratto da : “Manoscritto sulla storia di Ferentino illustrata e narrata da Giacomo Bono”- Biblioteca Apostolica Vaticana
- Una giornata di grazia alla Cupiccia: la Visita Pastorale di Mons. Santo Marcianò alla comunità di San Pietro Celestino
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- Libretto dei Canti e delle Preghiera Ed. 2026
- L'Angelus ed il Concilio di Calcedonia: un ricordo quotidiano da 1575 anni
L'editoriale mensile
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Una giornata di grazia alla Cupiccia: la Visita Pastorale di Mons. Santo Marcianò alla comunità di San Pietro Celestino
Sabato scorso la nostra comunità parrocchiale ha vissuto un momento di straordinaria comunione spirituale e di intensa gioia ecclesiale. In occasione della sua Visita Pastorale, S.E. Mons. Santo Marcianò ha fatto tappa nella splendida e accogliente chiesetta di San Pietro Celestino, situata nella località della Cupiccia (storicamente nota come contrada «Vallepara»).
Ad accoglierlo, insieme al parroco Don Juan c'era una comunità calorosa, desiderosa di stringersi attorno al proprio Pastore per confermare il cammino di fede e di fraternità che caratterizza questo vivo lembo della parrocchia di Sant’Agata.

L'Adorazione Eucaristica

La Via Crucis

La preghiera a Maria SS.ma
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La S. Messa
Riflessione sul Vangelo del giorno
di don Luigi Maria Epicoco
Lc 12,35-38
“Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese; siate simili a coloro che aspettano il padrone quando torna dalle nozze, per aprirgli subito, appena arriva e bussa”. Quand’ero bambino e frequentavo gli incontri vocazionali al seminario minore della mia diocesi, ascoltavo spesso la storia di un giovane santo, San Domenico savio. Mi colpivano diverse cose della sua storia, ma alcune mi sono rimaste impresse più di altre. Tra queste c’è una domanda a bruciapelo che San Giovanni Bosco gli risvolse un giorno mentre giocava: “Domenico, cosa faresti oggi fosse il tuo ultimo giorno di vita?”, Domenico rispose: “continuerei a giocare!”. Una risposta simile spiega la pagina del Vangelo di oggi. Noi a differenza di Domenico non siamo mai pronti a morire, e questo sta significare che in realtà non stiamo vivendo davvero, perché chi vive davvero è talmente immerso nella vita da essere abbastanza pronto e grato da lasciarla in qualsiasi momento, senza paura, senza rimpianti. È proprio la candida espressione di Domenico che ci fa capire che essere pronti alla morte non significa snobbare la vita, non considerarla, banalizzarla, ma al contrario significa goderla fino in fondo, con la serenità di chi si sente già immerso nell’eternità, anche se abita ancora lo spazio e il tempo. Questa è l’esperienza solo di chi si sente amato. In fondo la Scrittura ce lo ricorda costantemente: l’amore scaccia il timore. Allora le parole del Vangelo di oggi non servono a sentirci in colpa per le nostre paure, ma solo a ricordarci che senza amore rimarremo solo in ostaggio della paura della morte e non godremo mai veramente di questo istante di vita che ancora abbiamo addosso.
Le nostre Rubriche

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Dio sta nella sua santa dimora:
a chi è solo fa abitare una casa;
dà forza e vigore al suo popolo. (Cf. Sal 67,6.7.36)



















