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Una giornata di grazia alla Cupiccia: la Visita Pastorale di Mons. Santo Marcianò alla comunità di San Pietro Celestino

  • Cronicon

Sabato scorso la nostra comunità parrocchiale ha vissuto un momento di straordinaria comunione spirituale e di intensa gioia ecclesiale. In occasione della sua Visita Pastorale, S.E. Mons. Santo Marcianò ha fatto tappa nella splendida e accogliente chiesetta di San Pietro Celestino, situata nella località della Cupiccia (storicamente nota come contrada «Vallepara»).

Ad accoglierlo, insieme al parroco Don Juan c'era una comunità calorosa, desiderosa di stringersi attorno al proprio Pastore per confermare il cammino di fede e di fraternità che caratterizza questo vivo lembo della parrocchia di Sant’Agata.

 Un tuffo nella storia: le radici della nostra chiesetta

La celebrazione si è aperta con il commosso discorso di benvenuto letto da Mariagrazia, che da tanti anni ormai si occupa costantemente della cura del grazioso edificio, nel quale ha voluto ricordare a Mons. Marcianò l'origine così speciale di questa cappella, definita  "graziosa ed accogliente proprio nella sua modestia e semplicità".

La chiesetta racchiude infatti una bellissima storia di sacrifici e di comunione:

- La costruzione (1968): Fu eretta in pochissimi mesi sotto la guida dell'allora parroco Don Ernesto Tentori.

- Il dono di un Papa: La sua edificazione fu resa possibile anche grazie al contributo personale di Papa Paolo VI, come omaggio alla sua storica visita a Ferentino del 1° settembre 1966.

- La consacrazione: Il 13 ottobre 1968, il Vescovo Mons. Costantino Caminada consacrò la cappella durante uno straordinario e indimenticabile pellegrinaggio del Corpo di San Pietro Celestino in Ciociaria.

Oggi, la chiesetta continua a essere il cuore pulsante della zona, dove ogni domenica mattina la comunità si ritrova fedelmente per celebrare l'Eucaristia e custodire la preziosa reliquia del Santo.

Il cuore dell'omelia: i passaggi chiave di Mons. Santo Marcianò

Nella sua densa e paterna omelia, il Vescovo Santo – dopo aver ironizzato affettuosamente con il maestro del coro – ha offerto spunti di riflessione profondissimi, toccando i temi della comunione, del valore delle piccole realtà, della preghiera per le vocazioni e della testimonianza viva della Parola.

1. La Chiesa è comunione: il valore delle "periferie"

Prendendo spunto dal pensiero di Sant'Agostino, il Vescovo ha spiegato il legame indissolubile tra la Cattedrale (la Chiesa madre) e le piccole comunità del territorio: "La Chiesa o vive la comunione, o non è Chiesa". Ha poi richiamato il magistero di Papa Francesco sulle periferie:

"Le periferie sono quei luoghi lontani dal centro, ma sono i luoghi da dove si vedono meglio le cose. Lo sguardo dalle periferie è uno sguardo più realistico, più vero. Ecco perché è importante non trascurare queste comunità. Io non voglio andare solo nelle grandi realtà, voglio incontrare voi, guardandovi negli occhi, per diventare amici nel Signore." 

2. L'unità parrocchiale contrapposta alla chiusura

Mons. Marcianò ha lodato l'identità della comunità della Cupiccia, ma ha anche lasciato un monito importante sulla necessità di rimanere sempre aperti:

"Teneteci alla vostra fraternità, ma che non sia mai vissuta in contrapposizione con altre comunità o isolandosi. Voi siete a tutti gli effetti parte integrante della parrocchia di Sant’Agata. La chiusura mai." 

3. Un appello accorato: pregate per le vocazioni

Di fronte alla carenza di sacerdoti, il Vescovo ha rivolto un invito urgente e directo a tutte le famiglie presenti:

"Non siamo tanti preti, amici miei. Vi chiedo veramente di pregare per le vocazioni. Il Vescovo non può dare ciò che il Signore non manda perché manca la preghiera da parte del popolo di Dio. I giovani oggi fanno fatica a lasciare tutto e a rispondere di sì alla chiamata: hanno bisogno di essere sostenuti dalla nostra preghiera comunitaria."

 4. Essere "terreno buono": meno parole, più vita

Commentando la Liturgia della Parola (il profeta Isaia e la parabola del seminatore), Mons. Marcianò ha evidenziato come la Parola di Dio non sia un'idea astratta, ma una Persona viva: Gesù Cristo. Ha contrapposto le parole umane dei telegiornali, che spesso generano ansia, paura e tristezza, alla Parola di Dio che realizza il Bene e dona la salvezza. 

Utilizzando una simpatica metafora legata alla coltivazione dei pomodori (ricordando i suoi tentativi su un terreno sassoso a Veroli), ha esortato tutti a essere terreno fertile:

- Credibilità: Chi annuncia la Parola deve essere testimone credibile.

- Ascolto profondo: Non bisogna andare a Messa con il cuore distratto o di pietra, altrimenti il seme della Parola vola via.

- La lezione di San Francesco: Il Vescovo ha concluso citando il Poverello d'Assisi: "San Francesco diceva ai frati: andate a predicare il Vangelo e, se necessario, usate le parole. La gente deve poter leggere la Parola di Dio direttamente dalla vostra vita, non solo da ciò che dite. Oggi, in un mondo pieno di parole vuote, c’è bisogno di testimoni che vivono l'Amore."

 

Il calore dell'incontro e la festa in contrada

Al termine della solenne celebrazione eucaristica, l'incontro si è trasformato in una vera e propria festa di famiglia. Mons. Santo Marcianò ha incarnato perfettamente lo stile di vicinanza e di pastore "con l'odore delle pecore", trattenendosi a lungo sul sagrato. Non si è risparmiato: ha salutato singolarmente ogni fedele, scambiando strette di mano, abbracci affettuosi, parole di conforto e prestandosi con grande disponibilità per foto ricordo con grandi e piccini.

 

La serata è poi proseguita nel segno della semplicità e della convivialità tipica delle nostre contrade: un momento di festa condivisa tra musica, panini e tante chiacchiere fraterne. 

Una giornata che rimarrà impressa a lungo nella memoria della Cupiccia, come segno tangibile che nessuno è dimenticato e che la fede, quando è vissuta insieme, si fa carne, storia e gioia contagiosa.

Grazie di cuore al nostro Vescovo Santo per la sua presenza paterna!

11 luglio 2026 san pietro celestino vescovo marciano